
Come previsto è iniziato oggi a Milano il processo a carico di Abderrahim Moutaharrik, il marocchino campione di kickboxing accusato di terrorismo internazionale, sua moglie Salma Bencharki, Abderrahmane Khachia, e l'altra marocchina Wafa Koraichi (vedi articoli suggeriti).
Tutti e quattro gli imputati hanno preso la parola unicamente per confermare la volontà di essere giudicati con rito abbreviato.
Moutaharrik e le due donne, come riferito da Repubblica.it, hanno chiesto di poter essere presenti in aula a Milano per il processo, lamentando una "violazione del diritto di difesa" visto che è stato loro concesso di seguire il procedimento unicamente in videoconferenza dalle carceri in cui sono detenuti (Moutaharrik è detenuto presso il carcere di Sassari, la moglie si trova a Roma insieme a Wafa Koraichi mentre Khacia è rinchiuso presso il carcere di Nuoro).
Il gup Alessandra Simion deciderà sulla questione nelle prossime settimane e ha rinviato il processo al primo febbraio, giorno in cui, se verranno bocciate alcune questioni preliminari preannunciate dai legali degli imputati, la pubblica accusa pernderà la parola per la requisitoria. Si potrebbe anche già arrivare alla sentenza.
"Moutaharrik è sereno - hanno chiarito i suoi legali, che difendono anche la moglie - non si è mai avvalso della facoltà di non rispondere e, quando è stato interrogato, ha argomentato in modo chiaro e preciso il senso delle intercettazioni". Il kickboxer marocchino si era sempre difeso sostenendo che i suoi propositi di compiere un attentato a Roma erano solo "chiacchiere" e che lui e la moglie volevano andare nel Paese mediorientale per aiutare la popolazione e i bimbi "martoriati".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

