
La formula per il calcolo dell’imposta di circolazione proposta dall’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più giusta” non poteva essere applicata “se non creando una disparità di trattamento importante e discriminatoria tra automobilisti con vetture immatricolate in anni differenti”. Ne è convinta la Sezione Ticino di Upsa, che nei mesi precedenti la votazione del 30 ottobre ha denunciato “la situazione inaccettabile che si sarebbe creata in caso di accettazione dell’iniziativa”. Come previsto, la legge accettata dai cittadini “deve essere modificata in fretta e furia per cercare di correggere gli errori macroscopici in essa contenuti”, si legge in un comunicato stampa.
“Conseguenze che scontentano tutti”
Ogni correzione che prevede la modifica della formula di calcolo dell’imposta porta con sé una modifica del gettito e ogni modifica del gettito “crea problemi di sostenibilità”. Ora il Governo ha cercato di trovare una soluzione, ma correggere una formula che di base “non è corretta” “ha conseguenze che scontentano tutti”. Applicando una formula differente, con una deduzione di 118 al valore di CO2 invece di 95, per le vetture immatricolate dopo il 2018 (con omologazione WLTP) si contribuisce “a ristabilire un’equità di trattamento con le vetture immatricolate fino al 2017”. Questo però “porta a una riduzione del gettito complessivo di ulteriori 7.7 milioni e quindi, a ben vedere, non rispetta la volontà popolare che ha sì scelto di ridurre l’imposta di circolazione, ma di abbatterla ad una cifra insostenibile per le casse cantonali”.
“Una soluzione sbagliata”
La soluzione proposta è di moltiplicare, per tutti così da non creare disparità, il risultato ottenuto con un fattore di 1.127 (che corrisponde a un incremento del 12.7%). Con questa proposta, però, “i primi a dover sborsare una cifra più elevata per l’imposta di circolazione 2023 rispetto a quanto pagato finora sono i possessori di auto immatricolate prima del 2009 che, appunto, si ritroverebbero un aumento di quasi il 13% quando anche loro hanno votato per una riduzione o almeno per una moratoria insistentemente sbandierata dagli iniziativisti”. Se si insiste nel voler correggere, adattare o modificare la formula proposta dall’iniziativa “e in maniera ingannevole accettata dai cittadini, avremo sempre una soluzione sbagliata e per qualcuno discriminatoria”.
Cosa fare ora
Secondo l’Upsa, un’idea semplice applicabile in breve tempo sarebbe di mantenere la formula attuale e applicare a tutti uno sconto lineare del 10%, del 15% o del 20% in base al gettito globale che si vuole o si deve incassare. Nel 2023 ci si potrà poi prendere il tempo “per studiare e attuare una formula, veramente più giusta per tutti, da applicare dal 2024”.

