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Il processo
“Aveva un insensato intento omicida, loro si sono difesi”
Filippo Suessli
3 anni fa
Le difese hanno chiesto l’assoluzione da tutti i reati più gravi per i quattro uomini protagonisti del pestaggio alla Rotonda di Locarno nell’ottobre del 2022. Domani verrà pronunciata la sentenza.

“Ogni gesto di quell’uomo aveva l’intento di provocare la morte o il grave ferimento di qualcuno”. Si riassume in questa frase l’arringa difensiva dell’avvocato Pascal Cattaneo, che tutela uno dei quattro uomini a processo per il pestaggio della Rotonda di Piazza Castello a Locarno, avvenuto l’8 ottobre 2022. Il gruppo di amici, secondo il legale, si è trovato di fronte un uomo (il 26enne srilankese) che voleva fare loro del male e “ha gestito tutto sommato bene la situazione”. 

La perizia sul video

Difendendo il 23enne italiano che la sera del pestaggio brandiva uno skateboard, Cattaneo ha chiesto l’assoluzione dal reato di tentato omicidio (subordinatamente tentate lesioni gravi) basandosi sui risultati di una perizia video svolta da una società di consulenza italiana “con cui collaborano ex membri dell’arma dei Carabinieri”. Secondo gli esperti, ha detto il legale, nessun colpo di skateboard ha mai colpito al capo il 26enne richiedente asilo srilankese. A provarlo, ha aggiunto, vi sarebbero anche le risultanze mediche del pestaggio, che non mostrano ferite di rilievo alla testa.

“Due processi speculari per tre minuti di fatti”

L’avvocato Giuseppe Gianella, che tutela il 30enne italiano anche lui accusato di tentato omicidio, ha invece sottolineato come “tre minuti di fatti” siano sfociati in due processi del tutto speculari. “Uno in cui il gruppo di amici sono i carnefici e il 26enne è la vittima, il secondo, che si svolgerà prossimamente, che vedrà lui come il carnefice e il gruppo di amici quali vittime”. Anche il cittadino srilankese, infatti, è accusato di tentato omicidio. Questo paradosso, secondo l’avvocato difensore, sarebbe il risultato di un atteggiamento miope da parte del Ministero pubblico. “Ha visto e analizzato molto bene i fatti da vicino, ma non ha osservato da lontano la situazione nella sua interezza”. Insomma: “Separare ciò che è avvenuto fuori dalla Rotonda e ciò che è avvenuto dentro la Rotonda non ha alcun senso”. 

“Sono andati verso di lui per allontanarli”

Secondo Gianella, quella che è stata giudicata come un’aggressione da parte del gruppo, ossia raggiungere il 26enne all’interno della Rotonda, è stato l’ennesimo tentativo per allontanarlo: “Non gli sono andati contro, gli sono andati incontro. Stavano cercando di scacciarlo, non avevano alternative per sventare la grave minaccia di aggressione”. Secondo la difesa, inoltre, il gruppo ha affrontato l’aggressore solo con lo skateboard e alcuni sassi: “Sono dei mezzi di fortuna e fondamentalmente lo hanno cercato di scacciare a mani nude”, ha detto Gianella. 

"A volte la violenza è una risposta adeguata"

Per l’avvocato la vita del 26enne non è mai stata in pericolo, mentre quella dei membri del gruppo sì. “La difesa è stata proporzionata”, ha detto. “Non c’è dubbio che i colpi dati dal gruppo siano stati molti e violenti, ma in determinate circostanze, in cui gli aggrediti temono per la propria vita, anche una risposta di tale violenza può essere considerata adeguata”. Inoltre nessuno dei pugni del 30enne, secondo l'avvocato avrebbe raggiunto in faccia la vittima, perché si proteggeva con gli avambracci. Lo stesso varrebbe per il calcio alla testa, che non sarebbe arrivato al bersaglio. Anche per il 30enne è stata quindi chiesta l’assoluzione per legittima difesa, eventualmente per eccesso di legittima difesa scusabile. La parola nel corso del pomeriggio passerà ai difensori degli ultimi due imputati, sui quali non pende l’accusa di tentato omicidio.