
Per la Sezione reati economico finanziari (REF) anche il 2012 si è rivelato un anno impegnativo. La Sezione, composta da 16,5 unità, ha lavorato a 205 inchieste, di cui 181 (+ 9 rispetto al 2011) sono da considerarsi evase. Delle 181 indagini evase, 94 sono relative a procedimenti penali aperti nel 2012. Dominano falsità, truffa e appropriazione indebitaI reati maggiormente denunciati sono stati la falsità in documenti, la truffa e l’appropriazione indebita. L’analisi delle varie fattispecie fa però spesso emergere anche altri tipi di reato quali l’omissione della contabilità, la bancarotta fraudolenta, reati contro le assicurazioni sociali e la frode fiscale, che puntualmente vengono segnalati alla Magistratura. 25 arrestiDurante il 2012 sono state effettuate 220 perquisizioni, sia domiciliari sia presso uffici di varia natura, 600 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali, di cui 25 sono state arrestate.Carattere transfrontalieroSe per molte delle inchieste la fattispecie è più o meno identificata e circoscritta, vi sono per contro non poche pratiche che richiedono un considerevole investimento in risorse, sia per l’importante volume di documentazione cartacea ed elettronica da esaminare, sia per il carattere transfrontaliero dei fatti e dei flussi di denaro, ma anche per la complessità delle ricostruzioni che devono essere messe in atto. Ma tutto ciò non sorprende gli inquirenti perché questi sono i tipici elementi caratteristici dei reati economico-finanziari che si ritrovano in zone dove il settore finanziario è molto sviluppato come il Ticino, terza piazza finanziaria svizzera e contemporaneamente situato al confine con l’Italia, nazione con un elevato tasso di criminalità economico-finanziaria e da cui traggono origine molte delle indagini che interessano la REF. Criminalità che non crea la sensazione di insicurezzaQuesto tipo di criminalità ancora oggi è sottovalutata a livello internazionale per diversi motivi, fra i quali il fatto che, essendo invisibile e generalmente non violenta, non crea nei cittadini una sensazione di insicurezza tale da allarmare la politica a fornire misure di contenimento immediate (tipica nei reati di strada come i furti, gli scippi, le rapine, ecc.). Ma anche per il fatto che è generalmente perpetrata da persone rispettate o rispettabili che abusano della fiducia in loro riposta, e, non da ultimo, perché non c’è chiarezza sull’importante danno economico che essa causa al tessuto sociale e quindi allo Stato. Si pensi semplicemente al danno di immagine che la piazza finanziaria ticinese subisce ogni qual volta i media esteri comunicano che fondi provenienti da attività illegali sono stati gestiti o sono stati ritrovati nel nostro paese. Società tutte sovraindebitateA luglio del 2012 il Ministero Pubblico ha incaricato la REF, nell’ambito dell’inchiesta DOMINO, di verificare la contabilità di una società di sicurezza di Lugano. Dalle analisi si riscontra che la società occupava personale in nero e che circa il 50% della cifra d’affari non era stata dichiarata e non risulta nei bilanci. Questa analisi si ricollega all’inchiesta iniziata nel giugno 2012 contro diverse società riconducibili ad un noto personaggio gestore di esercizi pubblici di Lugano che è stato arrestato unitamente al suo socio. Dall’inchiesta emerge che tutte le società che gestiscono queste attività sono da anni in uno stato di sovraindebitamento. Attualmente queste società sono fallite e le ipotesi accusatorie sono legate ai reati fallimentari quali la bancarotta fraudolenta, la cattiva gestione ma anche la truffa e la falsità in documenti. L’inchiesta è ancora in corso. Molte truffe a danno delle assicurazioni socialiNumerose truffe riguardano malversazioni legate a fatturazioni gonfiate per divers
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