
"Sono felice perché voi mi consentite di andare a scuola": è quanto sostiene una bimba kenyota aiutata dai benefattori dell'associazione Avaid. Lei, e altri 520 tra ragazzi e ragazze ricevono infatti il sostegno economico a distanza di padrini e madrine ticinesi. Ticinonews ha incontrato il responsabile Antonino Masuri per conoscere più da vicino l'impatto dell'associazione sulla vita di questi bimbi.
Le ragazze, una categoria particolarmente fragile
Oltre 520 bambini e bambine, grazie ad Avaid, possono ricevere istruzioni, cure, svolgere attività ricreative, sportive. Ai loro genitori sono invece offerte delle formazioni perché raggiungano un'autonomia economica. "Per l'aiuto che cerchiamo di fornire diamo soprattutto priorità alle bambine. L'Africa infatti si basa sulle donne, ma paradossalmente è come se qui le donne non valessero nulla. Non vengono mandate a scuola, ma restano chiuse in casa a prendersi cura dei fratellini maschi o degli animali. Invece, vogliamo che possano andare a scuola e scoprendo la loro dignità dare un contributo ancora più bello al loro popolo", afferma il responsabile di Avaid Antonino Masuri. Tuttavia, le ragazze non sono l'unica categoria di cui si prende cura l'associazione: "le fasce che aiutiamo sono quelle di bambini bisognosi, famiglie con genitori sieropositivi, bambini disabili, figli di detenuti, e profughi. Malgrado ciò, purtroppo, il problema non sta in quelli che aiutiamo ma nella marea di persone che ancora non riusciamo ad aiutare".
La tragica sorte dei bambini affetti da disabilità
L'associazione aiuta anche bambini con disabilità, che spesso in Africa sarebbero altrimenti condannati ad un destino crudele: "la maggior parte di loro avrebbe un destino segnato. Spesso, un bambino con disabilità è considerato una maledizione: il bambino viene legato ad un albero e ucciso, dato che si crede che le urla facciano uscire gli spiriti maligni". Spesso, queste credenze vengono smentite dalla giusta terapia: "è bellissimo vedere rifiorire, grazie agli amici ticinesi, la persona, e veder accompagnate mamme che non si sentono più sole e possono vedere un mondo nuovo".
Un legame d'affetto che si mantiene nel tempo
Il sostegno a distanza permette di instaurare un rapporto stabile con il bambino o la bambina kenyota di cui ci si prende cura: la corrispondenza postale permette di osservare il seguito del percorso formativo. "A me commuove sempre l'idea che i padrini in Ticino mandino le foto del matrimonio dei propri figli, oppure di bambine che scrivono cose come "auguro buon natale al tuo cane Fuffi" ai loro corrispondenti. È inoltre molto bello vedere come i bambini aiutati dagli amici ticinesi restituiscano quanto di buono hanno ricevuto. È il caso di Aylin, bambina segnalata dalle suore di madre Teresa perché abbadonata, che ha aperto un orfanotrofio nella baraccopoli", conclude Masuri.

