
Secondo i dati provvisori dell’Ufficio federale di statistica (UST), il settore alberghiero ticinese ha registrato un andamento complessivamente positivo nel trimestre autunnale 2025, mostrando una crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stando all'Osservatorio del Turismo dell’Istituto di ricerche economiche (USI), tra settembre e novembre, gli arrivi hanno raggiunto quota 312’262, pari a un aumento del 2,1% rispetto all’autunno 2024, mentre i pernottamenti sono saliti a 635’302, con una progressione dell’1,5%. L’analisi mensile evidenzia come il risultato positivo sia stato trainato soprattutto dal mese di ottobre, che ha fatto segnare un marcato incremento sia negli arrivi (+11,8%) sia nei pernottamenti (+9,2%). Diversa la situazione per settembre e novembre, entrambi caratterizzati da una flessione rispetto all’anno precedente, sia per quanto riguarda gli arrivi sia per le presenze. La permanenza media nel trimestre si è attestata a 2,03 giorni, rimanendo sostanzialmente stabile rispetto all’autunno 2024. Il quadro ticinese si inserisce in un contesto favorevole anche a livello nazionale: sull’insieme della Svizzera, infatti, l’UST rileva 5,32 milioni di arrivi (+2,3%) e 9,97 milioni di pernottamenti (+2,2%).
Regioni ticinesi
A livello regionale, tutte le Organizzazioni turistiche regionali (OTR) ticinesi mostrano un aumento degli arrivi, ad eccezione di Bellinzona e Alto Ticino. La crescita più marcata si registra nel Lago Maggiore e Valli, seguito da Mendrisiotto e Basso Ceresio e dal Luganese. Per quanto riguarda i pernottamenti, i risultati sono positivi soprattutto nel Lago Maggiore e Valli e nel Mendrisiotto, mentre risultano in lieve calo nel Luganese e a Bellinzona e Alto Ticino. Analizzando le categorie alberghiere, emerge una crescita degli arrivi e dei pernottamenti in particolare nelle strutture a 4 stelle, che registrano gli aumenti più significativi. Infine, la domanda cresce sia sul fronte domestico sia su quello internazionale, con un contributo particolarmente rilevante da Regno Unito e Cina, che mostrano incrementi a doppia cifra rispetto all’autunno precedente.

