Autogestione: “Una ferita aperta che va sanata”
Il rettore dell’Usi Boas Erez spiega perché ha a così tanto a cuore il tema dell’autogestione. “Un dovere civico, ci tengo alla pace sociale”
di Teleticino/MMINO
Autogestione: “Una ferita aperta che va sanata”

Si torna sul tema dell’autogestione. Questa volta però, dopo l’intervista mandata in onda a Matrioska al sindaco di Lugano, parola al rettore dell’Usi Boas Erez. Quest’ultimo è stato definito da Borradori come inadatto a ricoprire la figura di mediatore perché una persona non “super partes”. Il rettore è intervenuto in diretta a Ticinonews su Teleticino per rispondere ad alcune domande sull’autogestione spiegando, nel dettaglio, la sua posizione in merito. Il Municipio, lo ricordiamo, avrebbe trovato un posto per spostare l’autogestione di Lugano dal sedime dell’ex Macello (o da quello che è rimasto dopo la demolizione) all’ex depuratore di Cadro. Erez in merito alla proposta dell’esecutivo luganese ha spiegato che è soddisfatto che vi siano delle soluzioni sul tavolo ma ha anche precisato che “fare dei regali non richiesti spesso porta a un imbarazzo”. Ciò vuol dire – ha sottolineato – che “bisogna prendere in conto le richieste, le volontà e i bisogni” degli autogestiti.

Perché ci tiene particolarmente alla causa?
“Credo che in tutto il Cantone restino poche ferite nel tessuto sociale, questa è una delle più profonde che sanguina da più e più anni perché è una ferita di cui non ci si è mai occupati. Il mio è un dovere civico, penso di poter portare alcuni argomenti e in questo senso ci tengo perché ci sia una pace sociale per pensare ad altri progetti”.

Ieri il sindaco Borradori si è detto contrario a un suo ruolo da mediatore perché non la ritiene una figura ‘super partes’. Cosa risponde?
“Il sindaco è libero di fare quello che crede. Non ci tengo particolarmente a essere mediatore ma mi preme che questa ferita venga sanata e che il dialogo si instauri. Non mi sono proposto a ripetizione per ricoprire questa figura, io mi interesso attivamente alla questione. Sono vicino al molino, ho partecipato all’assemblea e parlo con le persone vicine al movimento. Questo è nello spirito di ascoltare e capire”

Alla manifestazione di sabato ha detto che il suo scopo era confrontarsi coi manifestanti. Cosa le hanno detto?
“Quello che si è manifestato sabato era un sostegno indiretto all’autogestione e al molino. Tanti sentivano questo bisogno di dire che c’è una necessità di trovare una soluzione e un dialogo perché le parole possono sanare questa ferita”.

Il dialogo per poterlo avere ci vogliono almeno due persone.
“Sì, è giusto ma bisogna cominciare dal decostruire la dialettica del ‘noi e loro’. Anche il sindaco Borradori ha detto di non condividere sempre le parole de “Il Mattino”, allo stesso modo succede con i Molinari. Sono delle persone e sono realtà complessa. Questo è il primo passo. Io credo che ci siano tanti gruppi interessati, è bene che ci si interessi così vicino all’autogestione ma sarebbe il caso di occuparsi di parlare di politiche più generali che riguardano la gioventù. Siamo arrivati a un punto dove il molino non è l’autogestione, nel senso che c’è una volontà di autogestione che non è quella condivisa dal molino che ha voglia di manifestarsi e bisogna tenerla in conto”.

Questa è una problematica emersa anche sabato, soprattutto nel trovare una persona che faccia da spicchi nella leadership.
“Il modello della leadership è un modello, non ci sono delle differenze così grandi a quel livello. Ci sono state altre iniziative che sono state prese negli anni a Lugano. Mi sorprende che il Municipio che negli anni ha fatto molto per la Città sia caduto su questo. Io credo che l’esecutivo abbia la capacità di gestire la complessa situazione, per questo motivo sono ottimista”.

Ci sono alcuni elementi su cui si può riflettere. Uno riguarda alla stampa che non era gradita. Sono i regimi che di solito mettono fuori gioco la stampa e sono gesti che lasciano l’amaro in bocca no?

“Condanno gli atti di violenza e gli insulti. Ho letto anche io con sorpresa queste regole ma è un gioco tra chiuso e aperto. Questo gruppo eterogeneo è quello che è ma comunque in gran parte sono dei cittadini della città di Lugano e vogliono sviluppare le loro attività nella città di Lugano. Da più parti è stato spiegato che cosa una città come Lugano ha da guadagnare a non soffocare queste iniziative. Io credo che Lugano abbia la forza di risolvere questa situazione”.

Cosa si aspetta che dica il Municipio?
“Io spero che si faccia un passo avanti verso un dialogo nella maniera che sembra più ragionevole per il Municipio. Capisco il silenzio a causa delle inchieste in corso ed è vero che bisogna prendere tempo ma c’è il pericolo che ne passi troppo”.

Un messaggio a chi vuole l’autogestione e un messaggio al Municipio.
“Credo che l’autogestione può considerarsi forte dopo la manifestazione di sabato, io spero che continui così e penso che non ci sia bisogno di un’altra dimostrazione di sostegno. Spero che nelle modalità loro arrivino a precisare l’interesse del gruppo. Al Municipio chiedo di fare astrazione dalle accuse mosse da più parti e di guardare il più serenamente possibile al futuro, di non continuare a presentarsi sulla difensiva e di non credere che le iniziative che hanno preso – come questa di Cadro – siano esattamente quello che la controparte si aspetta”.

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