
Tra una settimana il Consiglio comunale di Lugano si chinerà sulla richiesta di credito di 450mila franchi “per l’organizzazione del concorso di architettura per il recupero e la valorizzazione del comparto dell’ex Macello”. Sul tavolo dei consiglieri comunali, che si esprimeranno verosimilmente con una votazione per eventuali, ben tre rapporti: uno di maggioranza e uno di minoranza della Commissione della pianificazione del territorio e un rapporto unico della Commissione dell’edilizia.
Come prevedibile, il tema più spinoso sarà quello dell’autogestione. Lo scorso 4 febbraio il sindaco di Lugano Marco Borradori aveva ribadito che per al Macello non ci sarà più spazio per l'autogestione stessa e che spetterà al gruppo di lavoro misto Cantone-Città trovare una sede alternativa. Autogestione che rischia quindi di dover salutare definitivamente non solo l’attuale sede ma anche la Città. Da un lato troviamo infatti la decisione di non includerli nel nuovo progetto e la posizione della maggioranza dei commissari della Pianificazione e dell'Edilizia, controbilanciata da un rapporto di minoranza a loro favorevole e da un accordo siglato con la città nel 2002, dopo lo sgombero della vecchie sede al Maglio sul piano della Stampa, ritenuto ancora valido dai servizi giuridici della Città.
"Potrebbero andare a Cima al Motto"
Il rapporto di maggioranza della Commissione della pianificazione - stilato da ben quattro relatori: Giovanni Albertini (PPD), Mario Antonini (PLR), Tiziano Galeazzi (UDC), Ero Medolago (Lega) - è il più duro nei confronti degli gli autogestiti in quanto si chiede "con determinazione" che il Municipio "possa trovare una nuova sistemazione a coloro che oggi si identificano in questa realtà" in quanto "l’area in questione non deve più essere ostaggio di un atteggiamento (...) incomprensibile e precostituito". Una posizione molto dura che sembrerebbe spiegare le quattro firme con riserva di Sara Minoretti, Morena Ferrari Gamba, Norman Luraschi e Luisa Aliprandi.
"Il quartiere è da ri-bonificare e consegnare alle autorità e alla popolazione – ha permesso Tiziano Galeazzi, da noi contattato – Nel rapporto non prevediamo azioni di forza ma rivolgiamo un appello al Municipio di portare avanti questo progetto senza l’autogestione”. Autogestione che, rimarca Galeazzi, potrebbe dover traslocare non solo dall’ex Macello ma anche dalla Città stessa. “La convenzione - che è disdicibile, soprattutto davanti a un progetto come questo - non obbliga il Comune di Lugano a trovare una soluzione”. Ergo, “il Cantone deve intervenire e sgravare il Comune: non c’è scritto nessuna parte che un luogo alternativo debba essere proprio a Lugano. Andranno valutare soluzioni alternative: le Tre valli, il Bellinzonese o Cimalmotto…”
Anche il rapporto della Commissione dell’edilizia dei relatori Alain Bühler (UDC), Andrea Censi (Lega) e Demis Fumasoli (PC, che lo ha sottoscritto con riserva al pari del socialista Antonio Bassi) non lascia molto spazio all'autogestione e neppure esclude un suo trasloco oltre i confini comunali. I commissari propongono infatti di approvare il credito invitando nel contempo il Municipio “a voler mantenere alta la pressione sul Cantone affinché i lavori del gruppo di lavoro Cantone-Città di Lugano-Autogestiti proseguano celermente in vista di una soluzione definitiva per l’autogestione sul territorio cantonale nel rispetto della Convenzione sottoscritta da Cantone, Città di Lugano ed ex Molinari nel 2002”.
“Come Commissione dell’edilizia approviamo e condividiamo il progetto, concordiamo che nelle nuove strutture non ci debba essere spazio per l’autogestione e chiediamo al Municipio e al Gruppo di lavoro di trovare una soluzione alternativa per i Molinari”, ha spiegato Censi. “Personalmente ritengo fondamentale la riqualifica di un area cosi pregiata in quanto la situazione attuale è inaccettabile. Non ritengo invece ci sia spazio per l’autogestione e sono molto meno sensibile a trovare una soluzione alternativa se questa associazione privata non si impegnerà a pagare l’affitto e dei servizi come l’acqua e la luce nel rispetto dei cittadini che vengono chiamati alla cassa. A mio modo di vedere un aiuto a trovare un’altra soluzione (non per forza a Lugano in quanto non c’è nessun obbligo in tal senso) sarebbe una semplice gentilezza da parte delle istituzioni”.
Abbiamo quindi contattato il relatore Demis Fumasoli per capire i motivi della sua riserva. “Il progetto è molto interessante e la mia riserva riguarda appunto la questione degli autogestiti. Il top sarebbe lasciarli all’interno in questo nuovo quartiere. Se proprio si decide che non li si vogliono, l’autogestione dovrà restare a Lugano perché questo è quanto si evince dalla convenzione”.
Il rapporto di minoranza
Per i due relatori di minoranza della Commissione della pianificazione, Carlo Zoppi (PS) e Nicola Schönenberger (Verdi), infine, il credito va sì concesso ma il concorso di architettura "deve prevedere che una parte dell’attuale struttura del Macello sia adibita all’esercizio di attività culturali e sociali indipendenti da parte dell’autogestione" in quanto "l’obiettivo di valorizzare il comparto ne risulterebbe rinforzato se all’interno dell’ampio sedime della struttura una parte venisse riservata alle attività del Centro sociale autogestito CSOA".
"A Lugano non si è invece ancora giunti a considerare l’autogestione come una componente della realtà urbana contemporanea. Gli oppositori mettono l’accento solo su questioni di ordine pubblico o sulle posizioni politiche spesso fortemente contrapposte, dimenticando il contributo sociale e culturale che queste realtà portano alla nostra comunità, che coinvolgono una parte non irrilevante della popolazione - ha rimarcato Zoppi a Ticinonews - Il progetto di rivalorizzazione è importante per il comparto del Macello, ma questo non può andare a discapito di una realtà importante per la biodiversità sociale della nostra città, già ora estremamente povera di realtà spontanee non imbrigliate dalle nostre istituzioni e dalle manie di controllo delle nostre forze dell’ordine".
"Infine, non va dimenticato che la Costituzione federale definisce la libertà di associazione e la possibilità di potersi ritrovare liberamente per svolgere le proprie attività come un diritto fondamentale alla base della società e dello Stato. Oltre a garantire questo diritto, la Costituzione impone alle istituzioni il compito di provvedere che questo diritto venga rispettato e salvaguardato".
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