
Il 25 giugno scorso il direttore del Servizio d’Informazione, Serge Bavaud, aveva espresso le proprie preoccupazioni sui rischi legati ai veicoli connessi, in particolare quelli prodotti in Cina. Definiti veri e propri «smartphone su ruote», secondo il numero uno dei servizi segreti svizzeri, questi veicoli dovrebbero essere evitati da persone e istituzioni potenzialmente esposte al rischio di spionaggio.
La prima auto cinese della Polcom
Il tema è di grande attualità. Altamente tecnologici, affidabili ed economici, i veicoli cinesi stanno guadagnando terreno sul mercato europeo. Tanto che recentemente uno dei marchi più noti provenienti dalla Cina è entrato anche nel parco auto della Polizia Malcantone Est, primo corpo ticinese a scegliere una vettura cinese. Operativa dal 1° gennaio 2026, viene utilizzata a 360 gradi: per il pattugliamento, gli interventi e le attività di routine.
Le rassicurazioni: «Nessun allarmismo»
La domanda sorge spontanea: perché puntare proprio su questo tipo di auto? E come si concilia un acquisto di questo genere con le raccomandazioni del SIC? «La valutazione che abbiamo fatto si è basata in primis sul rapporto qualità-prezzo», commenta Francesco Santoro, capo del Dicastero sicurezza del Comune di Agno. «Essendo un periodo di rigore finanziario, abbiamo comparato vari marchi e ci siamo resi conto che la competitività dei produttori cinesi permette di avere, a prezzi contenuti, le stesse caratteristiche che troviamo nelle auto europee. Abbiamo anche preso in considerazione la dimensione della sicurezza. Vorrei tranquillizzare chi ci legge, ricordando che ci troviamo in un momento geopolitico particolare: quasi ogni dispositivo che possediamo, auto comprese, raccoglie dati su di noi e li condivide. Questa è la realtà con cui dobbiamo fare i conti».
Il nodo dei dati: dove finiscono davvero?
Insomma, a far pendere l’ago della bilancia non è stato soltanto il rapporto qualità-prezzo, ma anche una valutazione sul fronte della sicurezza. Resta però un dato di fatto: questi «smartphone su ruote» sono veri e propri raccoglitori di dati. Telecamere, sensori, geolocalizzazione: una mole di informazioni che pone interrogativi non tanto su ciò che l’auto può vedere, quanto su dove questi dati finiscano e su chi possa avervi accesso.
«Il dubbio che trasmettano dati ai rispettivi governi è tutt’altro che peregrino», dichiara Luca Tenzi, esperto di sicurezza. «Da qui l’allerta diramata dal Servizio delle attività informative della Confederazione. È interessante notare che il direttore del SIC, Serge Bavaud, ha ricordato che questi veicoli non possono avvicinarsi a strutture sensibili: questo significa che il rischio esiste». Interrogato, infine, sull’opportunità della scelta operata dalla Polcom Malcantone Est, Tenzi risponde: «Io avrei seguito le raccomandazioni diramate dal SIC».

