
GastroTicino chiede al Consiglio di Stato di adoperarsi per “evitare una catastrofe annunciata”, alla luce della recente decisione del Consiglio federale di posticipare i prossimi allentamenti probabilmente al 26 maggio. Nella lettera il Presidente Massimo Suter e il Direttore Gabriele Beltrami ribadiscono di ritenere “incomprensibili” e “totalmente slegate da evidenze scientifiche” le decisioni delle autorità federali, chiedendo a Bellinzona di intervenire a livello cantonale a federale affinché sia ripensata e ricalcolata la percentuale di indennizzi versati attraverso i casi di rigore: “attualmente”, scrivono, “tale percentuale è fissata al 10% ma non è più sufficiente per salvare gli imprenditori e le aziende del settore, pilastro economico e sociale del Paese, i posti di lavoro e il futuro di centinaia di famiglie”. GastroTicino si fa anche portavoce del malessere delle discoteche e dei locali notturni, in una situazione definita “disperata” in quanto chiusi da 13 mesi: “anche per queste categorie la percentuale del 10% per i casi di rigore, appare oggi del tutto inadeguata”.
Quella del Consiglio federale, aggiungono, “ancora una volta è una decisione che non fa che aggravare in modo ulteriore e drammatico la situazione di un settore già messo in ginocchio dalle prolungate chiusure del 2020 e 2021”, riferendosi in particolare “a quei locali di montagna, di collina o di periferia che per ragioni non solo climatiche non possono aprire a breve le terrazze” oppure a quei locali che “hanno terrazze di così ridotte dimensioni da non giustificare l'apertura per l'impossibilità di coprire i costi”. “L’ipotizzata riapertura al 26 maggio”, aggiungono, “significa tenere chiusi i ristoranti per un ulteriore periodo di tempo che in totale raggiunge quasi i 6 mesi. Poche imprese del nostro settore possono riuscire a sopportare una così lunga chiusura”, con il rischio “di acuire una crisi che già fa paventare un'ondata di chiusure e licenziamenti”.
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