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Ticino
Audit esterno sul clima nella polizia, Zali: «Non abbiamo ceduto a pressioni esterne»
Red. Online
3 ore fa
Il responsabile politico della Polizia cantonale illustra le ragioni del cambio di passo deciso dal Consiglio di Stato - «È utile avere il polso della situazione oggi, indipendentemente dalle questioni sindacali»

È notizia di oggi: il Consiglio di Stato ha deciso, nella sua seduta settimanale, di affidare a un ente esterno un audit indipendente sul clima di lavoro all’interno della Polizia cantonale, con l’obiettivo di disporre di un’analisi approfondita e oggettiva della situazione. E questo malgrado lo scorso autunno il consigliere di Stato Claudio Zali, responsabile politico della Polizia, replicando a una mozione firmata da Fiorenzo Dadò (Centro) e Natalia Ferrara (Plr), spiegava che «un audit era prematuro, perché la Polizia cantonale è sana e non ci sono seri problemi». Oggi, invece, ecco il cambio di passo. «Non siamo impermeabili alla critica, ma dopo quell’entrata in materia un po’ difficoltosa, era comunque maturata in noi l’idea di chiedere un audit indipendente, in modo da avere il polso della situazione, senza necessariamente che si dica che abbiamo ceduto a pressioni esterne», spiega Zali a Ticinonews.

«Il grado di soddisfazione degli agenti è importante»

L’incarico è stato affidato alla società bernese Ecoplan, specializzata nell’analisi delle organizzazioni pubbliche e nel settore della sicurezza. L’obiettivo dichiarato: ottenere una fotografia approfondita e oggettiva delle condizioni di lavoro, della soddisfazione del personale e della gestione interna. «Abbiamo fatto delle riflessioni e concluso per l’opportunità di questo audit», rileva Zali. «Guardando al futuro, per la polizia sarà un momento di trasformazione ed è quindi utile avere il polso della situazione oggi, indipendentemente dalle questioni sindacali». Il grado di soddisfazione degli agenti «è importante, perché il servizio che forniscono è essenziale».

Consiglio di Stato pronto a intervenire

Una decisione, quella dell’audit, che trova soddisfazione anche da parte di chi aveva collaborato al sondaggio. «Non so perché ci fosse una certa paura, almeno nelle manifestazioni iniziali», commenta il presidente della Federazione delle polizie ticinesi, Ivan Cimbri. «In realtà, è sicuramente qualcosa di positivo. Osserveremo i risultati e vedremo quanto potremo interfacciarci e cosa si riuscirà a mettere in atto. Ma, ripeto, dal mio punto di vista è qualcosa di estremamente positivo». I risultati dovrebbero arrivare verso la fine del 2026 e se dovessero emergere problemi strutturali o un clima realmente teso, il Consiglio di Stato si dice pronto a intervenire. «Se vi sarà la necessità di un intervento, esso verrà messo in atto. È uno dei motivi per cui vogliamo avere la conoscenza dello stato delle cose», conclude Zali.

 

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