
L’Ufficio caccia e pesca sta indagando su presunti atti di bracconaggio che sarebbero stati commessi di recente in Vallemaggia. Lo ha confermato al Corriere del Ticino il capoufficio Tiziano Putelli, specificando che nel caso venissero accertati delitti ai sensi dei disposti di legge in vigore, l’incarto sarà trasmesso per competenza al Ministero pubblico. Già la scorsa settimana, nel comunicato sul bilancio della stagione di caccia alta conclusasi il 27 settembre, il Dipartimento del territorio aveva parlato di alcune "gravi infrazioni", come l'impiego di armi o accessori vietati. Ed è proprio su questo aspetto che sta indagando l'Ufficio caccia e pesca. Secondo quanto riferito lunedì da laRegione, i presunti episodi di bracconaggio sarebbero stati commessi da un gruppo di almeno quattro persone, che avrebbe compiuto le battute di caccia illecite anche al di fuori dai giorni prestabiliti all'attività venatoria, che avrebbero fruttato diverse catture di ungulati e altri animali selvatici.
La Federazione cacciatori ticinesi condanna ogni atto di bracconaggio
Sulla vicenda ha preso posizione la Federazione cacciatori ticinesi (FCTI), che in un comunicato diffuso ieri, si è distanziata "con fermezza dai deplorevoli atti di bracconaggio avvenuti in Vallemaggia e dai loro autori, alcuni dei quali sembra peraltro che non siano nemmeno in possesso della licenza di caccia". La grande maggioranza dei cacciatori ticinesi, evidenzia la FCTI, "pratica l’arte venatoria con passione, correttezza e nel rispetto delle regole e la Federazione che li rappresenta condanna senza equivoci simili comportamenti che nulla hanno a che vedere con la caccia". La FCTI - che nel 2019 si è dotata di un codice etico che prevede una serie di norme comportamentali nei confronti dell’ambiente, della selvaggina e della collettività - esorta quindi i cacciatori ad attenersi a queste regole.

