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Ticino
“Attenzione se si va in vacanza all’estero”
Redazione
6 anni fa
Il dottor Giorgio Merlani ha parlato a Teleticino degli ultimi casi, che hanno contratto il contagio all’estero, e delle prospettive dell’epidemia nell’immediato futuro

Degli ultimi casi rilevati in Ticino, due riguardavano persone di rientro da Messico e Brasile, dove avevano contratto la malattia. Questo uno dei dati comunicati ieri dal medico cantonale Giorgio Merlani nella conferenza stampa d’aggiornamento del Cantone. Ai microfoni di Teleticino, il medico cantonale ha parlato dei rischi delle vacanze all’estero, dell’apparente sparizione del virus nel nostro Cantone e della paura che si abbassi la guardia. Perché il virus, lo ribadisce, è sempre presente.

È quasi un mese che i numeri sono bassissimi, anche se non c’è ancora una spiegazione. Ma come funziona, ci sarà un numero che ci farà dire “è in arrivo una seconda ondata”?
“Non c’è un unico parametro o un unico riferimento numerico. Sarebbe facile darlo ma sarebbe fuorviante. L’insieme dei dati ci darà una risposta: contano il numero, la rapidità dell’evoluzione, la successione e anche l’impatto sulla salute della popolazione. Allo stato attuale, grazie ai piccoli numeri, non abbiamo più un singolo ricovero in ospedale da tempo. Ad oggi c’è un’unica persona ricoverata in cure intense e ce ne sono solo cinque in riabilitazione. Ma, di nuovo, è una calma apparente: il virus non è stato sconfitto e tornerà appena ne avrà l’occasione”.

Sono stati registrati casi d’importazione da Messico e Brasile e lei ha manifestato timori per la riapertura delle frontiere. Quindi si può andare in vacanza ma con attenzione?
“Si può andare in vacanza dove possibile, dove non ci sono cordoni sanitari o quarantene ordinate dai governi. Il Ticino attualmente ha delle cifre talmente basse che è uno dei paesi con una presenza del virus sul territorio tra i più bassi a livello mondiale. Quindi ogni Paese confinante ha più probabilità di ‘esportarci’ il virus. Abbiamo avuto due casi d’importazione, abbiamo anche due persone contagiate probabilmente in Svizzera tedesca e non è da escludere che se ci fossero grandi movimenti durante le vacanze vedremmo tornare qualche caso positivo anche dall’Italia”.

Ma lei andrebbe all’estero in questo caso?
“Al di là della mia realtà specifica, se dovessi avere dei giorni liberi non escluderei di poter andare ma farei attenzione alle norme igieniche, ai contatti sociali, cercherei di evitare le zone con molte persone, come a bordo-piscina, cercherei posti appartati e starei a casa il più tranquillo possibile.

Lei ha detto che in Ticino c’è stato un grande senso della responsabilità ma molti notano un certo lassismo: poche le mascherine, soprattutto sui trasporti pubblici. È un’impressione?
“L’ho notato anch’io, penso però che il fatto che ci preoccupiamo quando vediamo meno mascherine in giro sia un buon segnale che restiamo vigili alla questione che certi comportamenti sono interiorizzati: si notano quando mancano. È anche vero che c’è stato un cambiamento negli ultimi giorni, ma la situazione può cambiare rapidamente e se vogliamo mantenere questo grado di libertà è fondamentale mantenere queste misure”.

Il virus, secondo lei, si è indebolito?
“Questa domanda deriva da un’affermazione del primario di un ospedale di Milano. Se così fosse vedremmo il virus circolare in modo importante ma con casi blandi. Quello che vediamo è che la gente non si ammala, ci sono pochi casi e ricordo che testiamo da 150 a 200 test al giorno. Se invece avessimo 10-20 casi al giorno ma con nessuno che finisce in ospedale vorrebbe dire che il virus circola ma che è cambiato ed è indebolito. Allo stato attuale non c’è nessun elemento che me lo faccia affermare con un minimo di certezza”.

Norman Gobbi ha dichiarato di recente a Radio3i che in caso di una seconda ondata non sarebbe sostenibile un altro lockdown. Si potrebbe affrontare un altro picco di contagi senza chiudere tutto?

“Il lockdown da un lato ha bloccato la diffusione del virus ma a un prezzo elevatissimo, non solo economico. È fondamentale proteggere la vita delle persone ma ricordiamo che con il lockdown abbiamo chiuso gli ospedali per altre prestazioni. In futuro bisognerà assicurare la presa a carico degli ospedali anche per i casi non-Covid, che nella prima ondata hanno avuto paura di andare in ospedale. Ricordiamoci inoltre che l’impatto sull’economia influenza anche l’occupazione e di conseguenza il benessere delle persone, quindi non possiamo neanche proteggere la salute facendo morire tutto il resto. Quindi non si potrà più chiudere tutto completamente. Bisognerà trovare una via di mezzo, specificando che ora siamo molto più preparati. Io nel frattempo spero arrivi un vaccino efficace.”

E per quanto riguarda i risultati dei test sierologici?
“Li renderemo noti a breve”

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