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Attaccata da OCST e UNIA: "Ci sono rimasta male"
Attaccata da OCST e UNIA: "Ci sono rimasta male"
Attaccata da OCST e UNIA: "Ci sono rimasta male"
Redazione
9 anni fa
Parla la professionista presa di mira dai sindacati. "Il CCL progetterà i grandi studi e farà chiudere quelli piccoli"

Ci è rimasta male nel leggere il comunicato dei sindacati OCST e UNIA, la titolare di uno studio di architettura del Mendrisiotto presa di mira ieri per la sua lettera volta a sondare il campo tra i colleghi in vista dell'introduzione del Contratto collettivo di lavoro (CCL) nel settore, prevista il prossimo 1° gennaio (vedi articolo suggerito).

La donna, da noi interpellata per maggiori spiegazioni, afferma infatti di non essere contraria al CCL, ma di voler solo capire cosa succederà ai titolari degli studi di architettura di piccola o media dimensione.

"La mia è una preoccupazione, non è un essere contro il CCL" dichiara. "So benissimo che ci sono delle norme da rispettare e sono la prima a dire che gli architetti sono sottopagati. Ma non è un problema di titolari, bensì un problema che viene dall'esterno. Il lavoro è diminuito e le tariffe tendono ad abbassarsi. La clientela vuole pagare sempre meno e a volte anche l'ente pubblico obbliga a fare certi prezzi."

La signora, cittadina svizzera nata in Svizzera, spiega che a volte si lavora per neanche 10 franchi all'ora: "Con questi prezzi, spesso sono gli stessi titolari a fare fatica a darsi uno stipendio."

Il discorso è diverso per gli studi di architettura più grandi. "Se ho uno studio in Ticino come quello di Renzo Piano e pago i miei dipendenti 800 franchi al mese, allora sì, è un problema" afferma. "Ma siccome io non ho dipendenti, posso convivere con l'idea che un anno non guadagno quasi niente e l'anno dopo molto di più. Posso pensare di stare in piedi anche se un anno va male. Noi lavoriamo molto nella qualità e nella ricerca e meno sul fatturato."

"Un piccolo studio può avere un'andatura altalenante, ma il CCL lo impedirebbe, ci metterebbe in difficoltà" dichiara.

La donna teme quindi che i piccoli studi come il suo non saranno in grado di garantire un salario minimo annuo di 60'000 franchi, nemmeno al titolare, e dovranno quindi chiudere i battenti. "Sono cifre molto alte per una categoria come la nostra, molto in difficoltà" sottolinea. "Mi stupisce che per ora molti colleghi stiano mostrano indifferenza. Forse è perché non sono stati informati a dovere o forse pensano di regolarsi poi a gennaio. Anch'io sinceramente sto facendo fatica a capire come verrà applicato il CCL. Ho chiesto informazioni da varie parti e c'è chi mi dice una cosa e chi l'esatto contrario."

L'appello ai colleghi è quindi stato lanciato solo più con l'obiettivo di fare chiarezza che per contrastare il CCL. "Mi spiace che ci sia stato un malinteso. Anche se, ribadisco, mi sembra una norma fatta per proteggere gli studi grandi e far chiudere quelli piccoli" conclude la donna. "Io non sono un'esperta del mondo del lavoro, volevo solo esprimere la mia sensazione, che è quella di una professionista che opera da decenni in Ticino e che vive il suo lavoro in modo sempre più difficile. Questa situazione mi fa sentire estranea nel mio Paese."

Andrea Stern

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