
L’attentato del 2011 al Café Argana di Marrakech, in cui persero la vita tre giovani ticinesi, ha purtroppo lasciato una traccia indelebile anche nel nostro cantone. 9 anni dopo il regista Niccolò Castelli prendendo spunto da questa tragedia ha girato un film dal titolo Atlas, che ripercorre la storia di Allegra, una ragazza sopravvissuta ad un attentato. La pellicola intanto ha già ottenuto un prestigioso riconoscimento, aprirà infatti il Festival de "Le giornate di Soletta", primo film della svizzera italiana ad avere questo onore. Radio 3i ne ha parlato proprio con il regista Niccolò Castelli.
“Non ci sentiamo più un’isola felice”
“L’evento di quasi 10 anni fa è stato l’evento scatenante che mi ha spinto a interrogarmi questo tema, che è soprattutto quello della paura”, spiega Castelli, “io avevo la sensazione come tanti che in Svizzera certe cose non potessero arrivare, come fossimo un’isoletta isolata dal resto del mondo. Io credo che un po’ tutti quel giorno ci siamo resi conto che nel mondo ci viviamo e che ha un’influenza su di noi, come noi ne abbiamo su di esso. Dobbiamo convivere con quest’idea, mi sono quindi iniziato a chiedere come si convive con questa paura e la paura del diverso. Questo è incarnato da un personaggio che ci sbatte contro in maniera veramente molto forte perché sopravvive a un trauma di questo tipo”.
Soletta: “Un onore, non è facile per il Ticino proporsi in Svizzera”
Atlas aprirà il festival le Giornate di Soletta, la prima volta per un film ticinese. Da regista, che effetto fa? “È un grande onore”, risponde Castelli, “io spero che il film venga accolto in modo interessato e interessante da tutta la popolazione svizzera. Perché siamo comunque quattro regioni linguistiche e non è facile per una minoranza come la nostra proporsi su larga scala al resto della Svizzera. Questo è interessante soprattutto perché siamo stati chiamati mentre tutti i cinema e i festival chiudono, quindi abbiamo accettato con molto orgoglio anche perché è un film che viene dalla nostra regione ma che si può mostrare a tutta la Confederazione”.
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