
È piuttosto duro il giudizio dell’Associazione ticinese dei giornalisti (Atg) sulla comunicazione istituzionale adottata dalle autorità cantonali e comunali ticinesi. Sotto accusa è in particolare la gestione delle informazioni relative alla questione dell’autogestione luganese.
“La politica non può trincerarsi dietro le procedure”
Secondo l’Atg, “di fronte a una frattura sociale come quella prodotta dalla questione del Molino, la politica non può semplicemente trincerarsi dietro le procedure, altrimenti il politico non fa il suo lavoro ma fa semplicemente l’”amministratore”, e in questo momento, per di più, lo sta facendo con comunicazioni cacofoniche e confuse. Un modo di comunicare che rende davvero difficile il lavoro dei giornalisti. Benché ci sia di mezzo una inchiesta della magistratura che deve stabilire le responsabilità precise di tutti gli attori coinvolti e ci siano quindi limiti e procedure da rispettare”.
Critiche anche a Gobbi
L’Atg riafferma il ruolo dei giornalisti e la legittimità di porre delle domande, in particolare di fronte ad alcuni commenti di figure istituzionali che l’Associazione qualifica come “attacchi alla stampa”: “Attaccare la stampa, accusata di alimentare sospetti, come fatto venerdì scorso da Norman Gobbi, significa non riconoscere ai media il loro ruolo, che è quello di porre domande, di chiedersi cosa è successo e cosa sta succedendo, usando pure la leva della critica – documentata e approfondita – perché è anche attraverso questo strumento che si costruisce il dibattito pubblico e democratico. Dal “palazzo” c’è bisogno di un messaggio politico di coesione, per sanare la frattura ed elevare i valori della democrazia e del rispetto. E qui il contributo della stampa è essenziale e va rispettato. Il giornalista non è un procuratore, non è un giudice, ma semplicemente un professionista che vuole aiutare la società a essere trasparente e a fare chiarezza, anche su vicende incandescenti come questa”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

