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Ticino
Atelier con Samuele Gabai
Redazione
13 anni fa
L'artista di Ligornetto al centro del quarto ritratto realizzato da Francesco Pellegrinelli per TeleTicino

“Spero di non essere troppo oltraggioso”. Mentre parla Samuele Gabai alza un quadro da terra e lo appende alla parete: “È una piccola maestà con un predellino povero, di legno di castagno”.

Filmiamo la scena dall’alto. Con quella barba Gabai mi ricorda Fidel Castro o Padre Pio. Il diavolo e l’acqua santa. Ma in fondo anche la sua pittura è il tentativo di conciliare sulla tela due spinte opposte: “la mia è una pittura che viene dall’informale ma non è mai stata solamente informale. Io credo di aver sempre avuto una sorta di racconto, che non è l’atteggiamento tipico dell’informale”.

Parte da questa dichiarazione di poetica il quarto ritratto che TeleTicino dedica a una serie di artisti ticinesi. Questa sera alle 21.45 sarà la volta di Samuele Gabai, classe 1949, incontrato nel suo atelier di Vacallo. “Tornando a casa la sera o scendendo la mattina presto da Campora, ad un certo punto si vede la catena del Rosa e certe volte in giornate nitide è lì da toccare, ma sono cose che non si possono narrare, bisogna vederle”.

È inevitabile: quando si parla di Gabai si parla anche di Campora - dove l'artista vive dalla metà degli anni '70 - e della natura, punto di partenza per la sua ricerca espressiva. Semplice considerazione cui fa seguito un'altra, decisamente meno ovvia: con Gabai la natura diventa per lo spettatore punto d'arrivo. Ed è qui che si manifesta la grandezza della sua pittura che induce a guardare con occhi nuovi, dentro e fuori la tela.

Per riconoscere, oltre la bellezza trattenuta dalle macchie di colore, un valore, una presenza oltre il noto e il familiare. In questo personalissimo equilibrio tra il figurativo e l'astratto si gioca l'arte di Gabai. Un equilibrio che gli permette di superare l'ossimoro delle forme amorfe, offrendosi a chi guarda come opera aperta, visione di mondi possibili. “Per il resto è la pittura che lo deve dire: se c'è c'è. Se piace piace”.

Sorride Gabai mentre mette un punto finale alla discussione. Quanto alla barba (a metà strada tra Fidel Castro e Padre Pio!) ad un certo punto – prima di iniziare l'intervista – Gabai mi dice: “Se oggi porto ancora la barba devo ringraziare quel tizio che da giovane, ogni volta che incontravo, mi diceva di tagliarla”. È proprio vero Signor Gabai: “Ta ghe propri na bela crapa”.

Francesco Pellegrinelli

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