
Alto e magro si muove con passo deciso nella sua camicia a scacchi azzurra, infastidito tira un calcio a un foglio di carta che gli intralcia la strada, poi raccoglie una lima che butta sul tavolo prima di dirigersi verso una scultura. Non ci sono finestre in questa stanza, solo un lucernario dal quale filtra una luce fioca. Le pareti come il soffitto sono ricoperte da un intonaco grezzo, di colore biancogrigio.
L'impressione è d'entrare nel ventre di una balena, decisamente un luogo intimo, chiuso, dove il rapporto dentro-fuori slitta e si confonde con le sculture in gesso disseminate qui e là, negli angoli della stanza. È lo spazio dove lo scultore plasma la materia, dove il sentimento diventa cosa: siamo nell'atelier di Nag Arnoldi. “Mi sarebbe piaciuto vivere nel '700, quando a Venezia per uscire sulla strada eri obbligato a portare la maschera, e dietro accadeva tutto quello che volevi tu e quello che non volevi, perché d'altronde chi non porta la maschera nel confronto con gli altri?”.
Parte da questo interrogativo il secondo ritratto che Teleticino dedica a una serie di artisti ticinesi. Questa sera alle 21 e 45 sarà la volta di Nag Arnoldi, incontrato nel suo atelier di Comano, dove vive con la moglie. “È importante che questo spazio non sia troppo grande. Non deve essere dispersivo. Deve contenere le emozioni”. In una mano Nag Arnoldi tiene una ciotola di plastica rossa, nell'altra una spatola di ferro che rigira e rigira. Un po' d'acqua ancora e la polvere di gesso prende consistenza. Poi inizia a lavorare a una scultura, un gallo, proteso, quasi fosse in rivolta. “Molti dei miei animali assumono questo atteggiamento, di repulsione o rivolta, ma non sono sofferenti, esprimono la vita che li attraversa”.
La discussione prosegue e racconta i suoi esordi come pittore a Lugano, accanto ad artisti come Filippo Boldini e Carlo Cotti, fino agli anni vissuti in Messico dove Arnoldi conosce e frequenta il muralista messicano David Alfaro Siqueiros. E poi le grandi mostre, su tutte quella del 2011 di Palazzo Reale a Milano, a coronamento di una lunga carriera. Ma queste sono cose note. Di nuovo c'è il suo modo di raccontare e raccontarsi, il suo atteggiamento calmo ma straordinariamente energico. Quando attacchiamo l'intervista si è già fumato quattro sigarette. Mentre parliamo ne fuma almeno due. Poi, quando finisce commenta: “Adesso ne accendo una”.
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