
Il banchiere ticinese Nicola Bravetti, condannato nel 2014 in primo grado a Como a 7 anni con l’accusa di associazione a delinquere e riciclaggio, è stato assolto il 23 novembre scorso dalla Corte d’appello di Milano poiché “il fatto non sussiste”.
La vicenda ebbe inizio nel lontano 2008, quando Bravetti era presidente di Banca Arner Italia e condirettore generale di Banca Arner a Lugano. Tre anni più tardi venne rinviato a giudizio a Como. Inizialmente fu accusato di trasporto di valuta transfrontaliera, poi di riciclaggio di 13 milioni di euro (vedi articoli suggeriti). Per quell'operazione venne processato e successivamente prosciolto per avvenuta prescrizione nel 2014 a Milano, nell'ambito del ramo milanese dell'inchiesta.
A nove anni di distanza pare che la lunga vicenda giudiziaria possa definirsi conclusa. “Bisogna attendere – ha spiegato Bravetti al Corriere del Ticino – la maturazione della sentenza, ma credo si possa escludere che il caso andrà in Cassazione. Mi chiedo come sia possibile che in un Paese importante come l’Italia, sulla base di intercettazioni telefoniche e di un teorema indimostrabile, sia stato possibile distruggere il lavoro che ho fatto in una vita”.
Bravetti ha inoltre ricordato di aver dovuto lasciare il Ticino e la Svizzera. “Ho dovuto lasciare a tutto. E oggi mi dicono che il fatto non sussiste”.
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