
In un articolo apparso oggi su Opinione Liberale il direttore della Camera di Commercio Luca Albertoni ha commentato i recenti dati dell'assistenza pubblica 'prendendo le difese' del mercato del lavoro ticinese in quanto, a suo dire, l'assistenza stessa viene "messa in diretta correlazione quasi esclusivamente con le problematiche vere o presunte del mercato del lavoro".
Secondo Albertoni si tratta di una "lettura purtroppo molto riduttiva e finalizzata a far dimenticare le cifre della disoccupazione in costante calo e quindi volutamente omesse dalla discussione pubblica".
"Tant’è, così funzionano le cose di certa politic - chiosa il direttore della Camera di Commercio - Non si tratta certo di negare che vi siano persone in difficoltà, anzi. Del resto ogni caso di assistenza è uno di troppo ed è più che giusto intervenire per sostenere chi ha problemi e per cercare di risolverli".
Tuttavia "non è però sparando nel mucchio e facendo un generico riferimento al fatto che sarebbe solo ed esclusivamente colpa delle aziende (salari bassi, dumping, sfruttamento, eccetera) che si può ambire a migliorare la situazione di chi si trova in assistenza. Semplicemente perché non tutti i casi sono riconducibili al mercato del lavoro".
Albertoni sottolinea in seguito, "senza voler in alcun modo relativizzare la problematica dell’assistenza", che il Ticino è piazzato nella media nazionale, con una percentuale attorno a circa il 2,3%, simile a Zurigo, San Gallo, Argovia e Lucerna ad esempio. Una percentuale "molto lontana" dall’oltre 7% di Neuchâtel, il 6% di Basilea-Città e il 5,5% di Ginevra. "Precisazione importante - sottolinea -per collocare il fenomeno nel suo giusto contesto".
Albertoni si interroga su quanti casi ticinesi siano effettivamente collocabili nel nostro Cantone: "Dalle cifre che provengono dai servizi preposti si parla di un migliaio di persone - evidenzia - Bene, lavoriamo su queste realtà per cercare di reintegrare nel mondo del lavoro chi è in grado, per gli altri è giusto utilizzare gli altri mezzi a disposizione dello Stato sociale, perché probabilmente vi sono svariate situazioni che, per motivi di salute, comportamenti individuali eccetera non possono essere risolte dalle aziende. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come già avviene concretamente con il settore dell’invalidità, in cui la collaborazione tra aziende e ente pubblico per il reintegro di chi ha subito gravi infortuni o malattie è una realtà ormai consolidata".
"È però ovvio che devono essere abbandonati generici discorsi accusatori verso l’economia perché questi servono a poco. Legare ad esempio genericamente l’eccessivo indebitamento di taluni giovani a presunti livelli salariali troppo bassi significa negare non solo un principio essenziale come l’auto-responsabilità ma anche un’analisi approfondita di un fenomeno legato più generalmente alla società", conclude il direttore della Camera di Commercio.
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