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Assistenza in Ticino: "Ingiusto accusare il mercato del lavoro"
Assistenza in Ticino: "Ingiusto accusare il mercato del lavoro"
Assistenza in Ticino: "Ingiusto accusare il mercato del lavoro"
Redazione
8 anni fa
Secondo il direttore della Camera di Commercio Luca Albertoni alcune situazioni "non possono essere risolte dalle aziende"

In un articolo apparso oggi su Opinione Liberale il direttore della Camera di Commercio Luca Albertoni ha commentato i recenti dati dell'assistenza pubblica 'prendendo le difese' del mercato del lavoro ticinese in quanto, a suo dire, l'assistenza stessa viene "messa in diretta correlazione quasi esclusivamente con le problematiche vere o presunte del mercato del lavoro".

Secondo Albertoni si tratta di una "lettura purtroppo molto riduttiva e finalizzata a far dimenticare le cifre della disoccupazione in costante calo e quindi volutamente omesse dalla discussione pubblica".

"Tant’è, così funzionano le cose di certa politic - chiosa il direttore della Camera di Commercio - Non si tratta certo di negare che vi siano persone in difficoltà, anzi. Del resto ogni caso di assistenza è uno di troppo ed è più che giusto intervenire per sostenere chi ha problemi e per cercare di risolverli".

Tuttavia "non è però sparando nel mucchio e facendo un generico riferimento al fatto che sarebbe solo ed esclusivamente colpa delle aziende (salari bassi, dumping, sfruttamento, eccetera) che si può ambire a migliorare la situazione di chi si trova in assistenza. Semplicemente perché non tutti i casi sono riconducibili al mercato del lavoro".

Albertoni sottolinea in seguito, "senza voler in alcun modo relativizzare la problematica dell’assistenza", che il Ticino è piazzato nella media nazionale, con una percentuale attorno a circa il 2,3%, simile a Zurigo, San Gallo, Argovia e Lucerna ad esempio. Una percentuale "molto lontana" dall’oltre 7% di Neuchâtel, il 6% di Basilea-Città e il 5,5% di Ginevra. "Precisazione importante - sottolinea -per collocare il fenomeno nel suo giusto contesto".

Albertoni si interroga su quanti casi ticinesi siano effettivamente collocabili nel nostro Cantone: "Dalle cifre che provengono dai servizi preposti si parla di un migliaio di persone - evidenzia - Bene, lavoriamo su queste realtà per cercare di reintegrare nel mondo del lavoro chi è in grado, per gli altri è giusto utilizzare gli altri mezzi a disposizione dello Stato sociale, perché probabilmente vi sono svariate situazioni che, per motivi di salute, comportamenti individuali eccetera non possono essere risolte dalle aziende. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come già avviene concretamente con il settore dell’invalidità, in cui la collaborazione tra aziende e ente pubblico per il reintegro di chi ha subito gravi infortuni o malattie è una realtà ormai consolidata".

"È però ovvio che devono essere abbandonati generici discorsi accusatori verso l’economia perché questi servono a poco. Legare ad esempio genericamente l’eccessivo indebitamento di taluni giovani a presunti livelli salariali troppo bassi significa negare non solo un principio essenziale come l’auto-responsabilità ma anche un’analisi approfondita di un fenomeno legato più generalmente alla società", conclude il direttore della Camera di Commercio.

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