
Mentre si attendono le cifre ufficiali relativi all’aumento dei premi delle casse malati per il 2010, sono sempre più preoccupanti i dati relativi agli assicurati insolventi, per i quali è stata decretata la sospensione delle prestazioni. Secondo le cifre aggiornate a questo mese di agosto in Ticino gli assicurati, vittime di questa situazione, sono 14’510. Ma il dato più allarmante riguarda il trend di costante crescita: in media da inizio anno nel cantone si sono registrati 140 assicurati sospesi in più ogni mese. Molto spesso si tratta di persone che hanno problemi anche in altri ambiti della vita. “È un fenomeno che deve essere studiato attentamente anche nei dettagli, sotto il profilo sociale ed economico – dice ai microfoni di Radio3iii Bruno Cereghetti, capo Ufficio dell’assicurazione malattia -. Ed è il punto fondamentale per poter implementare delle politiche attive e proattive; le conseguenze di una sospensione delle prestazioni sono certamente drammatiche per la persona che ne è toccata, che non può accedere liberamente ai sistemi sanitari. Ma lo è anche per il Cantone che deve intervenire qualora l’assicurato con sospensione delle prestazioni avesse bisogno di cure di prima necessità”. È pronto uno studio dell’Ufficio assicurazione malattia sulla situazione debitoria di queste persone. I risultati sono molto preoccupanti. “Risulta che in media la persona sospesa ha fino a cinquanta attestati di carenza beni, per un saldo debitorio che supera i 100mila franchi – dichiara ancora Cereghetti -. Questo fa riflettere sul fatto che si tratta di una popolazione estremamente indebitata e che avrà enormi difficoltà a rientrare con mezzi propri nel circuito assicurativo ordinario”. Insomma, è un fenomeno a cascata: entrare in questa situazione di bisogno è un po’ come entrare in un circolo vizioso. E sarà sempre peggio. "Noi - termina Cereghetti – registriamo un numero di riammissioni al sistema estremamente contenuto - secondo il dato di fine agosto sono 1950 le persone che sono state riammesse, a fronte di 14’510 che sono ancora sospese -. Se immaginiamo che tra queste 1950 persone riammesse, parecchie lo sono state con l’aiuto diretto dello Stato – e solamente solo attraverso l’aiuto dello Stato – ben si capisce come sia estremamente difficile per una persona che cade nella sospensione di prestazioni, poi rientrare nel sistema con i mezzi propri. Proprio per questa ragione si dà molta importanza alla proattività, per evitare che una persona cada o rimanga per troppo tempo nella situazione di sospensione delle prestazioni. Altrimenti il pericolo di cronicizzazione del problema è elevato". [email protected]
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