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“Aspettavo il treno a Faido, così mi è venuto il titolo…”
“Aspettavo il treno a Faido, così mi è venuto il titolo…”
“Aspettavo il treno a Faido, così mi è venuto il titolo…”
Redazione
9 anni fa
Sergio Roic parla del suo ultimo libro “Vorrei che fossi qui”, un romanzo di idee che parla di filosofia, Pink Floyd e melodie ancestrali

Da inizio settembre si trova nelle librerie ticinesi l’ultimo romanzo di Sergio Roic, giornalista e scrittore ticinese di origine croata. Si chiama “Vorrei che tu fossi qui” (Wish you were here) e rimanda a una famosa canzone dei Pink Floyd. Lo abbiamo sentito per scoprire di che parla il libro, il suo terzo scritto in forma di romanzo.

“È un romanzo di idee, che vengono espresse attraverso numerosi personaggi" ci racconta Roic. "All’inizio di ogni capitolo c’è una citazione di un pensatore. È un tentativo di creare una società del pensiero attraverso pensieri incrociati. È quello che sta alla base della filosofia di Marvin Minsky, il massimo esperto dell’intelligenza artificiale. Lui credeva che un’unione di pensieri potesse generare un notevole progresso. Il nostro cervello è l’elemento più complesso dell’universo e un’unione di cervelli non può che stimolare un miglioramento. Le citazioni all’inizio dei capitoli fanno da cornice, mentre ci sono alcune tematiche principali che ripercorrono il libro, facendo da “quadro”.

Quali sono queste tematiche?"La storia inizia circa 50'000 anni fa, con l’incontro di una ragazza e un’artista, che fondano una famiglia sulle ceneri degli uomini di Neanderthal. Entrambi fanno parte della memoria collettiva e verranno ricordati da personaggi contemporanei che si incontreranno nei successivi capitoli del libro, in narrazioni incrociate. Il punto nodale è la figura di Platone e il suo mito della caverna, secondo cui guardiamo le ombre della realtà perché non possiamo guardarle direttamente. Il mondo viene dunque creato per mezzo del pensiero dell’uomo.Ci sono poi due altri punti importanti che vengono tematizzati. Il principio antropico, ideato da Brandon Carter, secondo cui l’unica intelligenza dell’universo è quella umana. È l'uomo stesso che porta avanti il pensiero della natura. L’altro tema riguarda il “punto omega” teorizzato dal francese Pierre Teilhard de Chardin, secondo cui l’universo è in costanze evoluzione verso livelli più elevati di complessità e di coscienza. Dio allora non è più all’origine ma alla fine (il punto omega appunto), con l’uomo che si avvicina sempre di più alla divinità nel corso della sua esistenza.Secondo questi pensatori l’uomo, nella sua evoluzione, si trasformerà sempre più in idea. Il romanzo è allora la ricerca dell’idea, che racchiude tutto e viene portata avanti".

Temi filosofici di una certa importanza insomma…"Si, ma il romanzo non è rivolto solo agli amanti di filosofia. Anche per i fans dei Pink Floyd per esempio. Durante le mie supplenze nelle scuole ticinesi ho incontrato una ragazza 14enne che portava una maglietta della band britannica. Una musica che non ha età insomma. Nel libro mi immagino che il leader della band Syd Barrett tiri fuori melodie che vengono già suonate nella prima parte del libro. L’artista, di cui parlavo prima, è un ragazzo albino che si sposta con la sua tribù verso nord. Per ricordare il percorso che ha fatto, comincia a formare delle parole e suona il flauto. È una melodia da viaggio, ancestrale, che Sid Barret ricorderà nella parte centrale del libro. La band ne farà poi il brano principale. Ma è una musica che fa parte della memoria collettiva, una categoria di pensiero, di una melodia che è già stata cantata. Il mondo insomma è dentro di noi. Noi conteniamo tutta l’evoluzione di tutto il pianeta". 

Perché il titolo originale della canzone è stato tradotto dall'inglese all'italiano (wish you were here)?"È stata una scelta dell’editore (Mimesis Edizioni), che ha preferito un titolo in italiano per un pubblico italofono. Ma il sottotitolo è rimasto in lingua originale. Mi è venuto in mente mentre stavo aspettando un treno a Faido. Alla radio stavano trasmettendo il brano e mi è balenata l’idea di utilizzarlo in un libro. Poi ci ho messo cinque anni per sviluppare la tematica del romanzo. Ma il titolo era sempre presente. Chiude per me un cerchio, ossia l’idea che noi siamo il nostro linguaggio. E il inguaggio ci porta verso l’dea, l’orizzonte dell’umanità e della vita sulla terra. E anche più in là".

Questo è anche ciò che rappresenta la copertina del libro?"Quello che si vede è una sonda russa. Si riallaccia all’idea che il pensiero andrà nello spazio. Già oggi si sono delle tecniche per mandare sonde nello spazio che si autorigenerano. E ci sono soluzioni scientifiche che permettono di duplicare qualsiasi cosa, in futuro potrebbero essere anche cellule umane". 

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