
La storia di Anna (nome di fantasia) è una di quelle storie che fanno male. Fanno male in primis perché raccontano una realtà fatta di precariato, promesse non mantenute, mobbing, licenziamenti e salari ridotti ai minimi termini. Ma soprattutto fa male perché la sua non è una storia singola ma generalizzata, segnale di un settore – quello degli asili nido – in difficoltà.
“Ho iniziato a lavorare all'inizio dell'anno, fino poi ad aprile” racconta Anna a Teleticino. “L'esperienza all'inizio era positiva, perché il quadro generale era buono: mi avevano proposto un contratto a tempo indeterminato, una buona retribuzione, e quindi ero contenta. Poi purtroppo, passati 3 mesi, mi è arrivata una lettera di licenziamento. E degli stipendi pattuiti non ho visto nulla, o quasi”.Anna è nata e cresciuta in Ticino e da 5 anni lavora nel mondo degli asili-nido, con tutti i titoli del caso. In 5 anni la media calcolata dei suoi stipendi si aggira attorno ai 2500 fr al mese. A tempo pieno e per 12 mensilità. L’ultima lettera di licenziamento è recente, riguarda una struttura del luganese (il cui nome abbiamo deciso di mantenere riservato) che a gennaio l’ha assunta con la promessa di un contratto a tempo indeterminato, per poi licenziarla su due piedi dopo 3 mesi, per ragioni di “mancanza di lavoro”.Particolarità: nel contratto firmato a gennaio la società si autodefiniva un “asilo nido”, senza in realtà aver ancora ricevuto l’autorizzazione del Cantone, arrivata solo ad aprile. Cantone (Dipartimento Sanità e Socialità, ndr) che, contattato da Teleticino, conferma di aver attivato degli accertamenti sul caso. Oltretutto, almeno per ora, ad Anna non sono stati corrisposti gli stipendi di marzo e aprile e parte di quello di gennaio.“Il settore degli asili nido è molto precario” ha spiegato Giorgio Fonio dell’Ocst “soprattutto dal profilo salariale. Il caso di Anna, di cui ci stiamo occupando, non è un caso isolato nei mesi scorsi ne abbiamo denunciati molti. Stiamo facendo tutti i passi per tutelare la lavoratrice”.In futuro però le cose potrebbero cambiare. Un primo pacchetto importante di misure contenute nella riforma socio-fiscale entrerà in vigore il primo gennaio prossimo. Nello specifico verranno stanziati 8.7 milioni mirati al settore dell’accoglienza dell’infanzia, uniti ad altri crediti di natura sociale.
Romano Bianchi
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