
L’emergenza è rientrata. Per ora. Sì perché in questo ambito, l’allarme rosso potrebbe tornare a lampeggiare improvvisamente. Parliamo dell’accoglienza dei richiedenti l’asilo. Una problematica che, dal mese di ottobre, aveva costretto il Ticino a collocare tra le 15 e le 20 persone alla settimana. Una gestione assai complicata, risolta spesso con alloggi di fortuna, che non ha mancato di generare un vespaio di polemiche: dall’ultimatum al Cantone del sindaco di Lugano Giorgio Giudici per i profughi in via Nassa; all’imbarazzo di aver dovuto una decina di richiedenti un bordello di Bodio.
Ora però, le cose sembrano andar meglio, anche se la situazione resta difficile. Il mese di febbraio, a livello nazionale, ha infatti registrato un nettissimo calo sulle nuove entrate. Si è passati da 2'267 nuove entrate a gennaio alle 1'363 del mese scorso, quasi la metà. Quello di febbraio è il dato più basso dall’agosto del 2008. E anche i dati di marzo, non ancora definitivi e ufficiali, confermano la tendenza. Considerato che al Ticino, tocca il 3.9% delle entrate nazionali – oltre ai soggiorni al centro di registrazione di Chiasso - per Patrizia Pesenti, responsabile del dossier con Luigi Pedrazzini, le ultime statistiche sono un vero sospiro di sollievo. “Sì – commenta Pesenti ai microfoni di Teleticino – il calo c’è stato e per noi si tratta davvero di un sospiro di sollievo. Naturalmente si tratta di un fenomeno che procede ad ondate, quindi potrebbe ripresentarsi l’emergenza. Ma rispetto ai mesi di novembre, dicembre e gennaio, le cose vanno decisamente meglio”.
Il Cantone, spiega ancora Patrizia Pesenti, continua a discutere con i comuni alla ricerca di soluzioni condivise, per gestire la situazione e per farsi trovare pronti quando e se dovesse ripresentarsi l’emergenza. “Anche perché, senza l’assillo dell’emergenza, si può discutere con più calma e senza polemiche”, chiosa la consigliera di stato socialista.
Ma questo momento di calma deve servire anche per continuare a discutere con Berna: “Con la Confederazione – conclude Patrizia Pesenti - è necessario riprendere il discorso e farlo anche con un certo vigore. Berna in questi mesi ha di fatto scaricato la problematica sui Cantoni. E non ha mantenuto la promessa di intervenire in caso di emergenza. Bisogna che la Confederazioni si faccia carico dei suoi impegni e delle sue responsabilità”.AELLE
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