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Ticino
Asilanti e lucciole sotto lo stesso tetto
Redazione
18 anni fa
Una decina di richiedenti l’asilo sono ospitati nello stabile di un locale a luci rosse a Bodio

“Siamo riconoscenti del fatto che ci hanno accolto, che abbiamo un tetto, un letto e dei pasti caldi. Questo luogo è ok, però…”. Ad esprimersi così sono la decina di richiedenti l’asilo provenienti dalla Nigeria e dall’Eritrea che abbiamo incontrato oggi a Bodio. Dietro a quel “però” si nasconde un pizzico di imbarazzo mal celato. Imbarazzo direttamente legato all’alloggio dove gli asilanti si trovano da inizio dicembre dello scorso anno. Sì perché il luogo è da anni conosciuto a Bodio per essere un noto locale a luci rosse. “In questo momento ci sono solo un paio di ragazze” ci ha spiegato il proprietario del ristorante con alloggio secondo il quale i richiedenti l’asilo, tutti uomini, non entrano mai in contatto con le ragazze. D’altra parte gli orari non coincidono: le donne lavorano di notte quando i profughi dormono. “Comunque ho detto alle ragazze di non dare troppa confidenza. Poi i richiedenti l’asilo devono rispettare le regole interne. Prima fra tutte non servirsi al bar: sa i clienti potrebbero non gradire” ha aggiunto il proprietario, da trent’anni attivo nella ristorazione. “Prima c’era la Monteforno a due passi, e il lavoro di ristoratore era redditizio” ci racconta l’affittacamere che aggiunge “con la chiusura della fabbrica, ho deciso di affittare le camere alle donne. All’epoca di locali a luci rosse in Ticino ce n’erano 4 o 5 e si poteva guadagnare. Oggi invece è più difficile” ci spiega il proprietario secondo il quale anche il mestiere più vecchio del mondo soffre la crisi. “Ospitare i richiedenti l’asilo per me è una boccata d’ossigeno. Tenere in piedi un locale con alloggio comporta dei costi. Allora vanno bene anche loro, con i quali per il momento non ho avuto problemi: sono discreti e non creano alcun fastidio”. Il costo per asilante è di 90 franchi al giorno per vitto e alloggio. “Circa cinquanta franchi li copre la Confederazione, il resto è a carico del Cantone” ci spiegano dal Dipartimento sanità e socialità. Ma come sono arrivati a Bodio chiediamo ancora all’affittacamere. “Mi hanno chiamato dal Cantone per sapere se c’era posto e io ho detto di sì”. Ma a Bellinzona non si sono accorti che il suo è un locale a luci rosse? “Loro non me lo hanno chiesto, io non gliel’ho detto”. E forse nessuno lo aveva detto nemmeno ai dieci richiedenti l’asilo, i quali, pur ringraziando per l’ospitalità, avrebbero fatto volentieri a meno di condividere gli spazi con le lucciole. E sulla vicenda il Municipio di Bodio fa sapere che già nel mese di dicembre l’esecutivo aveva chiesto spiegazioni al Cantone, senza tuttavia riceverne. “Abbiamo chiesto al Dipartimento sanità e socialità di essere coinvolti e informati prima di prendere una decisione simile, proprio come ha fatto recentemente Giorgio Giudici” ci ha detto il sindaco Marco Costi il quale si dice sconcertato della decisione del DSS di alloggiare gli asilanti nel locale a luci rosse. “Hanno portato i richiedenti l’asilo in un postribolo già chiuso in passato per problemi di igiene” ci ha detto il sindaco di Bodio, il quale ha aggiunto “Ma se le immagina queste persone che chiamano i loro familiari nel loro paese d’origine e dicono di essere alloggiati con le prostitute?”. IC

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