
Troppe persone vengono ammesse in Svizzera a titolo provvisorio ma poi, a causa del passare degli anni, la loro permanenza diventa definitiva in quanto non sarebbe più ragionevolmente esigibile un ritorno nel loro Paese d'origine.
Un problema, questo, denunciato dal consigliere nazionale Marco Romano (PPD) che nel settembre scorso aveva inoltrato un postulato al Consiglio federale per chiedere di analizzare l'effettivo delle persone ammesse a titolo provvisorio nel segno della trasparenza, in modo che ogni caso possa essere rivalutato di anno in anno e che un eventuale rinvio possa essere effettuato in tempi più brevi.
Erano infatti 22'625, a fine 2012, le persone che vivevano in Svizzera a beneficio di tale status. Uno status di incertezza che non fa bene a nessuno. "Un richiedente l'asilo deve ottenere lo status di rifugiato secondo la legge sull'asilo oppure essere allontanato dalla Svizzera" ha motivato Romano. "È inaccettabile posporre le domande finché non è più ragionevolmente esigibile un ritorno nel Paese d'origine. Tale modo di procedere suscita incertezza nel richiedente l'asilo e viene a gravare sul sistema d'asilo svizzero. Nel caso di tali persone occorre pertanto verificare a intervalli regolari se le condizioni per la permanenza in Svizzera continuino a essere adempiute."
Il Consiglio federale gli ha risposto ricordando che, secondo il diritto vigente, se l'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione non è possibile, ammissibile o ragionevolmente esigibile, la persona è ammessa provvisoriamente in Svizzera. Ma lo stesso Governo riconosce la necessità di un esame dello status dell'ammissione provvisoria. Il Consiglio nazionale deve ancora vagliare un postulato, inoltrato dal parlamentare ginevrino Antonio Hodgers (Verdi), che chiedeva di limitare l'ammissione provvisoria. I conseguenti lavori volti ad analizzare e riformare tale status sono attualmente in corso, ragione per cui il Consiglio federale ha proposto oggi di accogliere il postulato di Marco Romano.
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