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Ticino
Arrestato jihadista a Torino: aveva contatti con il Ticino
Arrestato jihadista a Torino: aveva contatti con il Ticino
Arrestato jihadista a Torino: aveva contatti con il Ticino
Redazione
8 anni fa
L'italiano di origini marocchine si stava informando su come realizzare un attentato con coltelli e utilizzando un camion

Elmahdi Halili, ventitreenne italiano di origini marocchine che – secondo gli inquirenti – si stava informando su come realizzare un attentato con coltelli e utilizzando un camion, è finito in manette a Torino con l’accusa di partecipazione all’ISIS, come riporta oggi il Corriere del Ticino.

Halili, da quanto emerso fino ad ora dalle indagini della procura piemontese, ha avuto contatti con il Ticino e in particolare con la "cellula insubrica" di fondamentalisti islamici venuta alla luce l'anno scorso grazie sia al lavoro degli inquirenti federali, sia al lavoro d'intelligence portato avanti dalla Digos (la Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali) di Lecco.

I legami del presunto jihadista con il Ticino, in particolare con Lugano, sono più di uno. Per gli inquirenti italiani Halili (che era sotto controllo da due anni) era in contatto con Abderrahim Moutaharrik e Abderrahmane Khachia, nomi ormai stranoti anche alle nostre latitudini.

Moutaharrik (marocchino residente a Lecco) è infatti l'ex campione svizzero di kickboxing che si allenava in una palestra di Canobbio. Abderrahmane Khachia è invece il fratello dello "jihadista di Viganello" Oussama Khachia che, dopo essere stato espulso dalla Svizzera, è partito come foreign fighter in Siria (dove è poi stato dichiarato morto). Sia Moutaharrik sia Abderrahmane Khachia sono poi stati condannati in Italia a sei anni di reclusione.

Ma con il Ticino Halili aveva un altro collegamento, più indiretto ma non per questo meno importante. Secondo le carte in possesso degli inquirenti italiani era in contatto con Luca Aleotti, di Reggio Emilia. Un italiano convertito all'Islam radicale (si è autodefinito 'la spada di Allah') che ha avuto diversi guai con la giustizia per istigazione al terrorismo.

E il nome di Luca Aleotti figura nell'atto d'accusa che in agosto, al Tribunale penale federale di Bellinzona, ha portato alla condanna a 2 anni e mezzo di Ümit Y., il trentatreenne di Lugano (ex collaboratore di Argo 1) giudicato colpevole di violazione della legge federale che vieta i gruppi al-Qaeda e ISIS.

Maggiori dettagli nel Corriere del Ticino in edicola oggi

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