
Dopo il primo fermo e interrogatorio del luglio dello scorso anno, un 60enne del Luganese è stato arrestato negli scorsi giorni su richiesta delle autorità italiane. Su di lui pesano le accuse di essere uno dei referenti in Svizzera della cosca Anello, basata a Filadelfia, in Calabria. Sempre tre giorni fa, un arresto è stato compiuto anche nel Canton Argovia. Le imputazioni a carico dell’uomo sono gravi, si parla infatti di associazione mafiosa, trasferimenti di valori e aver funto da prestanome per il boss Rocco Anello nell’acquisto di un terreno a Filadelfia.
La posizione processuale del 60enne, così come quella dell’altro arrestato, però è ancora dubbia. Prima di tutto sarà da capire se l’estradizione avrà successo, è infatti possibile fare opposizione all’estradizione presso il Tribunale federale. A quel punto toccherà alla giustizia italiana decidere cosa fare. Qualche mese fa, infatti, i due erano stati stralciati dal procedimento penale. Ma c’è un ma: il maxi processo Imponimento si trova ancora nelle fasi preliminari, così le posizioni dei due arrestati potrebbero essere ancora riunite al dossier. Oggi non siamo riusciti a contattare nessuno alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, per capire quale sia la strategia dei procuratori, ma abbiamo parlato con alcuni membri del collegio difensivo dei 147 imputati. Secondo loro, l’ipotesi che l’arrestato ticinese finisca nelle gabbie dell’aula bunker di Lamezia Terme, non solo è possibile “ma molto probabile”.
L’aula bunker di Lamezia Terme è stata inaugurata a dicembre 2020 ed è colossale: lunga 103 metri può ospitare quasi mille persone garantendo comunque una distanza di sicurezza di 1,2 metri nel rispetto delle norme Covid-19 in vigore in Italia. Nell’aula si possono gestire 150 videocollegamenti contemporanei.
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