
Nell'odierna seduta di Gran consiglio il direttore del DSS Paolo Beltraminelli e i colleghi Christian Vitta, Norman Gobbi e Manuele Bertoli hanno fatto quadrato risponendo alle interpellanze di PS e MPS sullo scandalo Argo 1 e in particolare sull'agire del capodivisione Renato Bernasconi, direttore della Divisione dell’Azione sociale e delle famiglie.
Nel presentare le sue due interpellanze il deputato Matteo Pronzini ha prima di tutto ringraziato la stampa per gli approfondimenti svolti "malgrado i tentativi di sabotaggio da parte dell'Amministrazione".
"Questo scandalo è la conseguenza di una filosofia aziendalistica/privatistica portata avanti nel servizio pubblico. Oggi si iniziano a vedere i perversi risultati. Assunzioni non in base alle competenze ma in base ad altri criteri, legge e regolamento valgono si e no".
"Spesso le conseguenze non sono solo la delegittimazione della politica ma colpiscono uomini e donne, asilanti, che meritano rispetto. È stato un disastro programmato". Pronzini, infine, ha invitato a leggere la risposta all'interrogazione di Mellini sull'assunzione di Claudio Blotti, ex direttore della Divisione dell'azione sociale e delle famiglie, che "non convincono".
"Dopo Claudio Blotti arriva un amico di Beltraminelli (Renato Bernasconi, ndr)", ha concluso laconicamente Pronzini, che si è si è inoltre scusato "a nome del Governo" per l'asilante ammanettato e incatenato nel centro di Camorino dal responsabile operativo di Argo 1.
Il presidente del Governo Manuele Bertoli ha invitato il Gran consiglio a "tenere una linea di discussione" considerata l'apertura di un'inchiesta amministrativa (un primo rapporto è previsto entro Natale), una disciplinare, il dossier penale e l'inchiesta che verrà verosimilmente condotta dalla futura Commissione parlamentare d'inchiesta: "Presentare ancora interpellanze rischia di creare discussioni più e più volte, che non aiutano".
La sospensione dell'ex dipendente Argo 1
Nel rispondere al PS sulla sospensione dell'ex dipendente di Argo 1 e ora alle dipendenze di Securitas, Beltraminelli ha spiegato che "tenuto contro del mandato attribuito al Direttore della Divisione dell'Azione sociale e dell'agenzia di sicurezza attiva di Camorino vi sono contatti regolari".
"C'è stato un particolare interesse che richiede una prudenza operativa - ha proseguito - Dopo l'apparizione di un articolo di stampa su un "infiltrato dei sindacati" si sono rese necessarie alcune verifiche sulla sua irreprensibilità. Il direttore Bernasconi ha discusso la provvisoria attribuzione ad altri compiti del dipendente, non la sua sospensione. Il datore di lavoro ha deciso autonomamente i provvedimenti". Beltraminelli ha spiegato di non essere al corrente dello scambio di e-mail. "Non sono intervenuto in nessun modo; la mail è stata un'ingenuità, come ammesso dallo stesso Bernasconi. Cantone, DSS, DAS non hanno esercitato pressioni di alcun tipo".
Sulle perquisizioni a casa del dipendente, il direttore del DI Norman Gobbi ha spiegato che i media hanno riportato di un potenziale caso di residenza fittizia del dipendente (condizioni essenziali per permesso B o C) e che ogni sospetto su casi di abusi va accertato.
Inoltre, ha spiegato ancora Beltraminelli, la IAS ha segnalato il caso all'IMPS come da prassi e si è costituito accusatore privato il 25 settembre. Il riscontro dell'IMPS è stato trasmesso al Ministero pubblico e spetterà a quest ultimo stabilire se vi sia una rilevanza penale.
Sulla presunta "fuga di notizie" Manuele Bertoli ha riconosciuto che alla base c'è una violazione del dovere di diligenza: "I media sono a caccia di queste notizie nel loro ruolo di quarto potere - ha proseguito Bertoli - se noi fossimo più ligi e congruenti nel ricordare che non bisogna lasciar uscire questa notizia verremmo accusati di voler coprire queste cose e di poca trasparenza. Il Procuratore deciderà come procedere".
Il Consiglio di Stato, infine, ritiene che "gli interventi non siano stati ordinati per restringere dei diritti o per insabbiare gli eventi".
I pagamenti ad Argo 1
Il direttore del DFE Christian Vitta ha spiegato che le proposte di pagamento della fatture di Argo 1 sono state firmate dal capoufficio dell'USSI e trasmesse a un ispettore delle finanze che ha dato luce verde. Renato Bernasconi, che all'epoca era caposezione, "non risulta abbia assunto una responsabilità diretta per questi pagamenti". Ovvero "non era informato dei pagamenti ad Argo né delle relative fatture".
Le autorizzazioni alle ditte di sicurezza
Il direttore del DI Norman gobbi ha specificato che gli agenti di sicurezza possano esercitare se adempiono ai requisiti previsti dalla Lapis. In caso di violazione, ad esempio la presenza di un procedimento penale o una condanna segnalati dalle competenti autorità, l'autorizzazione può venir revocata. Per quel che riguarda il caso Argo 1, "tutte le autorizzazioni sono state rilasciate nel rispetto dei requisiti della Lapis". Tuttavia, "nel rispetto della protezione dei dati" non è possibile indicare se il direttore operativo Marco Sansonetti fosse o meno oggetto di una denuncia poco prima che Argo ricevesse il mandato.
La cena di Bormio e la riunione "allargata"
Il funzionario ausiliario dell'USSI "ha riferito a Renato Bernasconi su una presunta vacanza offerta a Carmela Fiorini e a Fiorenzo Dadò qualche giorno prima della famosa riunione, e la voce è arrivata anche alla stessa Fiorini", ha spiegato Beltraminelli. Sulla presenza del presidente del PPD alla famosa riunione, il direttore del DSS ha confermato che "Dadò ha deciso di sua iniziativa" e che "l'incontro non era pensato per decidere sanzioni".
Le fatture del pagamento della cena sono state mostrate a Bernasconi, secondo cui "la signora Fiorini non si è mai occupata di questioni decisionali su Argo 1" e che questa cena è stato un semplice "gesto di cortesia" da parte di Sansonetti.
Le reazioni degli interpellanti
Secondo il capogruppo socialista Ivo Durisch si è trattato di risposte molto deboli: "L'impressione è che si sia fatta pressione su un collaboratore e banalizzare il tutto in nome della delicatezza della situazione porta al mio giudizio politico che è l'opposto del vostro. Non avrei mai agito in quel modo. È stata una strategia sbagliata, ma con le vostre risposte riaffermate che è stata corretta e non la ritengo soddisfacente".
Anche il deputato MPS Matteo Pronzini ha rincarato la dose: "Se domani mi gira faccio come Dadò: prendo la mia tessera, entro in un ufficio, metto i piedi sul tavolo e chiedo di parlare con un dirigente". Pronzini ha poi chiesto la discussione generale (accolta con 48 voti favorevoli e 19 contrari). "Chiedo pure agli altri partiti se sono stati finanziati da Argo 1... L'MPS non ha ricevuto un soldo".
In aula le spiegazioni fornite "nel nome della collegialità" non hanno convinto la maggioranza dei deputati, che hanno sottoposto Beltraminelli a un vero e proprio fuoco di fila di domande, con lo stesso ministro che è apparso un po' in difficoltà nel corso della seduta. Il PPD, per bocca del capogruppo Maurizio Agustoni, ha provato invano a calmare le acque chiedendo di porre "domande puntuali" e a evitare di esprimere "un senso di insoddisfazione".
Altri dettagli questa sera nel servizio delle 18.45 di TeleTicino
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