
Errori gravi e superficiali. Un verdetto ripetuto più volte sul caso Argo1. E che il rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) estende a più settori e dipartimenti. La domanda "perché proprio l’ex ditta di Cadenazzo?" rimane tutt’ora senza una vera risposta. Ma partendo da qui - ha anticipato ieri TeleTicino - la CPI ha individuato diversi aspetti critici da migliorare e che non si limitano al solo mandato fantasma da 3,4 milioni conferito alla Argo.
A finire sotto la lente sono stati il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), il Dipartimento delle finanze e dell'economia (DFE) e, marginalmente, anche il Dipartimento delle istituzioni (DI) per i mandati assegnati a Securitas. Ma le spiegazioni del direttore Norman Gobbi, in questo caso, sarebbero state esaustive permettendo di dissipare ogni dubbio. Diverso il discorso per Paolo Beltraminelli, al quale, stando a informazioni dell'emittente di Melide, in sostanza si rimprovera la totale assenza di un controllo manageriale sul suo Dipartimento.
Le oltre 100 pagine di rapporto non risparmierebbero dure critiche nemmeno al Controllo cantonale delle Finanze, rimproverato per aver lavorato con troppa superficialità. Ma una parte dei biasimi sarebbe anche rivolta al Governo in toto, ripreso per aver proceduto a compartimenti stagni in un settore tanto delicato. Ci sarebbero poi le critiche rivolte ai singoli funzionari. Non da ultimo, tutta una serie di proposte concrete di correttivi amministrativi: rivedere le procedure per le risoluzioni governative, aumentare controlli e persone, più formazione per i quadri dirigenti.
Tra i funzionari - spiega il domenicale il Caffé, che nella sua edizione odierna ha pubblicato alcuni estratti del rapporto - quello che secondo la Commissione ha "le maggiori responsabilità" nello scandalo è Claudio Blotti, all’epoca capo della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie. Nei suoi confronti vengono espresse pesanti critiche, non solo per l’assegnazione del mandato diretto ad Argo1 ma anche per la gestione del settore dell’asilo nel suo insieme. Non ha vigilato sul rispetto delle leggi, sottolinea la Cpi, e ha usato la motivazione della situazione di emergenza per attribuire tutta una serie di mandati senza risoluzione governativa.
Severi rimproveri vengono mossi anche nei confronti del capo dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento Renato Scheurer (che avrebbe gestito la vicenda con "approssimazione e superficialità", sottraendosi ai propri compiti di vigilanza e verifica e ritrattando delle affermazioni precedentemente fatte) e Renato Bernasconi, dapprima responsabile della Sezione delle finanze e dall’ottobre 2016 capo della Divisione dell’azione sociale, in sostituzione di Blotti. Nel suo primo ruolo viene biasimato per "tutta una serie di leggerezze e disfunzioni" che hanno permesso il pagamento di numerose fatture senza che vi fossero i necessari giustificativi. Nel secondo ruolo, tra le altre cose, gli si rimprovera di non aver avvisato Beltraminelli della vicenda di Bormio. Per quel che riguarda Scheurer, al Consiglio di Stato viene contestata la decisione di non aver aperto un'inchiesta amministrativa sul suo operato.
La firma del rapporto è attesa per settimana prossima, dopo le osservazioni del Consiglio di Stato. La volontà è quella di approdare con la discussione in Gran Consiglio nella sessione di febbraio.
Tutti i dettagli nel TG di TeleTicino di ieri e nell'edizione odierna del Caffé
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