
Lo scorso 22 marzo il deputato MPS Matteo Pronzini aveva inoltrato un'interrogazione parlamentare per chiedere lumi su quanto effettivamente sapessero il consigliere di Stato Norman Gobbi e il Governo sul caso della Argo 1 (vedi articolo suggerito).
Il Consiglio di Stato ha risposto a Pronzini il 12 aprile senza risparmiare una nuova bacchettata all'indirizzo del deputato MPS: "Sia l’interpellanza che l’interrogazione devono portare su un oggetto d’interesse pubblico generale, che dev’essere indicato nel testo. I due atti parlamentari sono gli strumenti di cui il deputato dispone per controllare e stimolare l’attività del Consiglio di Stato e non per avere informazioni su casi individuali e concreti che suscitano al massimo l’interesse personale o la curiosità di uno o più deputati. Riteniamo che le domande poste non rispondano a un interesse pubblico generale e ci chiediamo se il senso e la ragionevolezza di quanto richiesto dal deputato, con i suoi interrogativi, non portino, alla fine, alla montatura di uno scarso costrutto”.
Fatta questa premessa, viene evidenziato come “il Consiglio di Stato in corpore sia stato informato dal Comandante della Polizia cantonale, svincolato dal segreto d’ufficio, in data 22 febbraio 2017, al mattino, dopo che l’operazione era già scattata alcune ore prima”.
“L’informazione è stata fornita in termini generali, nei limiti imposti da procuratore generale della Confederazione Michael Lauber (per il caso di sua competenza) così come dal procuratore generale John Noseda (per l’inchiesta penale di competenza cantonale), come del resto già ampiamento comunicato dai media”.
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni, invece, è stato informato immediatamente prima del resto del Consiglio di Stato. Per informare il Governo riguardo a quanto stava avvenendo, il comandante della Polizia cantonale gli ha infatti chiesto di poter essere sentito dal Consiglio di Stato poco prima dell’inizio della seduta dell’Esecutivo”.
Norman Gobbi, si legge, non ha chiesto di essere autorizzato a riferire al Consiglio di Stato in merito alle inchieste penali in corso “in quanto l’informazione è avvenuta ad opera del comandante della Polizia cantonale”.
“Precisiamo inoltre che il comandante, nell’ambito delle sue competenze e della sua responsabilità verso il Direttore del Dipartimento e verso il Governo, ha sottolineato la confidenzialità di quanto da lui esposto e lo ringraziamo per le informazioni forniteci che si sono poi rivelate utili.
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