
Paolo Beltraminelli è rimasto per oltre due ore e mezzo oggi di fronte alla Commissione parlamentare d'inchiesta (Cpi). Un’audizione fiume cominciata alle 11.30 del mattino durante la quale il Capo del Dipartimento Sanità e Socialità ha passato nuovamente in rassegna per filo e per segno tutti i passaggi cruciali del lungo caso Argo1. Lo ha fatto incalzato dalle domande dei 6 commissari che lo hanno chiamato a rapporto quale voce prioritaria dopo la conclusione della perizia dell’ex procuratore pubblico Marco Bertoli che il mese scorso ha consegnato al Consiglio di Stato il suo rapporto definitivo sulla vicenda. Rapporto che, stando alle indiscrezioni di stampa, sollevava una lunga serie d’incongruenze rispetto alle posizioni ufficiali fino ad allora ribadite dal Dipartimento.
Punti di cui oggi i commissari hanno chiesto ragione al Ministro della Sanità. Attraverso una pioggia di domande su presunte responsabilità, linea di condotta del Dipartimento ed episodi specifici. In particolare (come chiesto appositamente alla Cpi nella lettera del Consiglio di Stato) i commissari si sono soffermati sull’incontro dell’8 ottobre 2015 quando al cospetto di Claudio Blotti (ex direttore della Divisione dell’aiuto sociale) e dello stesso Beltraminelli, la ditta di sicurezza Rainbow aveva esternato le proprie perplessità sull’adeguatezza di Argo1. Un episodio importante, emerso per la prima volta pubblicamente nella perizia di Marco Bertoli, che dimostrerebbe come Beltraminelli fosse stato in realtà reso attento di alcune criticità sulla ditta capitanata da Marco Sansonetti.
Ma malgrado le incongruenze sollevate da Bertoli, oggi, stando a informazioni di TeleTicino, il Direttore del DSS non ha compiuto alcun passo indietro rispetto a quanto dichiarato in passato. Ribadendo dunque la linea sempre difesa pubblicamente, mettendo la sua versione nero su bianco. A partire quindi dall’attribuzione del mandato, motivato dall’urgenza della situazione, passando per le segnalazioni di Rainbow, rimaste inascoltate poiché provenienti dalla ditta concorrente, fino alla linea di condotta dei vari funzionari coinvolti, che – dopo l’assegnazione del mandato – non hanno mai comunicato alla testa del Dipartimento alcun tipo di informazione che sollevasse delle criticità.
Per saperne di più bisognerà dunque attendere. La Commissione tornerà a riunirsi martedì e a quel punto verrà deciso il da farsi. Il prossimo passo importante sarà verosimilmente quello di passare in rassegna i funzionari chiave coinvolti e chissà che il prossimo nome in lista non sia proprio quello dell’ex Capo Divisione Claudio Blotti.
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