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Ticino
Arbedo: il punto sui ritrovamenti archeologici
Redazione
13 anni fa
Tre sepolcri dell età del Ferro, perfettamente conservati, e uno del Medioevo sono stati rinvenuti nel cantiere cava ex Ambrosini

È un periodo di fermento, per l'archeologia ticinese, alle prese con alcuni ritrovamenti di indubbia importanza storica. Il Servizio Archeologia del Dipartimento del Territorio, con un comunicato stampa odierno, fa il punto della situazione e illustra gli sviluppi futuri in merito alle tombe rinvenute su un cantiere di Arbedo Castione.

Il Servizio Archeologia del Dipartimento del territorio (DT) si occupa di identificare, documentare, proteggere e valorizzare beni e siti archeologici presenti sul territorio cantonale. Negli ultimi mesi il Servizio è tornato a far parlare di sé grazie al ritrovamento di quattro tombe - tre dell’età del Ferro e una medievale - sul cantiere di Arbedo Castione, Cava ex Ambrosini oggi Battaglia (località Galletto o Fornaci). La ricerca – interrotta per la pausa natalizia – riprenderà a febbraio.

Il 21 novembre scorso l’Impresa Battaglia di Poschiavo ha avviato uno scavo presso la Cava ex Ambrosini per fare posto ad un deposito di legname. Prontamente il Servizio archeologico cantonale è intervenuto per verificare fin dai primi spostamenti di terra la presenza o meno strutture e reperti.

La zona infatti era già conosciuta come “archeologicamente sensibile” dal DT a seguito di sondaggi preventivi effettuati nel 2003 in accompagnamento a importati lavori alla cava, dato che nella medesima area, nella seconda metà dell’Ottocento erano già stati rinvenuti una settantina di antichi sepolcri.

L’attenta sorveglianza degli archeologi ha trovato immediata conferma: l’area conservava ancora delle tombe, complete di corredo e resti di scheletri. Ulteriori verifiche hanno confermato che tre dei quattro sepolcri portati alla luce datano all’età del Ferro, mentre una, più recente, è da riferire al Medioevo.

L’importanza del ritrovamento e del lavoro svolto dal servizio è stata sottolineata anche dal Consigliere di Stato Claudio Zali, direttore del DT, che ha voluto visitare di persona i ritrovamenti.

In accordo con la direzione lavori dell’impresa si è cominciato immediatamente a lavorare in parallelo: gli archeologi del DT si sono posizionati verso la montagna mentre gli operai hanno proseguito con gli scavi nella zona pianeggiante. In questo modo il cantiere edile non è mai stato fermato.

E’ bene ricordare che è sempre premura dei collaboratori del DT limitare il disagio che una scoperta può comportare ad un cantiere. Nel rispetto e nella priorità di fornire un servizio irrinunciabile per il nostro territorio e la sua popolazione – ritrovare, proteggere, conservare e valorizzare la memoria – vige il principio di collaborazione: a dimostrazione di ciò l’Impresa Battaglia ha messo a disposizione manodopera e macchinari nelle diverse fasi del lavoro.

La prima fase di lavoro degli archeologi del DT si è conclusa il 18 dicembre scorso. Il ritrovamento è stato mappato con accuratezza, misurando e documentando tutte le strutture individuate tramite rilievo grafico, fotografie e descrizioni accurate. Elaborazioni grafiche con rappresentazione in 2D e in 3D saranno realizzate in un secondo tempo, in base a tutti i dati raccolti.

L’eccezionalità della scoperta è da attribuirsi anche a quanto ritrovato all’interno delle tombe: tutti e quattro i sepolcri sono venuti alla luce completi di corredo e monili in bronzo posizionati vicino alle ossa e straordinariamente ben conservati. I reperti sono stati trasportati nei laboratori dell’Ufficio dei beni culturali per esser puliti, conservati, restaurati e catalogati, in vista di studi, pubblicazioni o esposizioni.

Lo scavo ha permesso anche la lettura completa del profilo superiore alle sepolture, entro il quale sono leggibili più strati di utilizzo da riferire a epoche più recenti, legate allo sfruttamento della cava, come nel Medioevo, quando il prezioso materiale veniva estratto per la costruzione dei castelli di Bellinzona o nell’Ottocento per i lavori legati alla costruzione della ferrovia del San Gottardo.

La ricerca riprenderà a febbraio con ulteriori indagini nell’area boschiva, ubicata all’inizio della via d’accesso alla cava. Nel frattempo è stato interpellato un esperto pedologo, per analizzare l’imponente sezione delle unità rocciose; alcuni campioni del materiale osteologico (ossa) sono stati inviati all’Università di Zurigo per procedere alle datazioni al C14 (Carbonio 14, metodo di datazione radiometrica).

I lavori sono stati diretti da Luisa Mosetti e Michele Pellegrini, con la collaborazione di Mattia A. Sormani, Omar Bergomi e Aixa Andreetta. La supervisione sul cantiere è stata garantita da Diego Calderara, per tre decenni responsabile dei cantieri archeologici del Cantone Ticino.

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