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Ticino
Apre la Bennet: ticinesi in coda
Redazione
15 anni fa
Il nuovo centro commerciale di Lavena-Ponte Tresa ha creato una coda di macchine che andava oltre la frontiera

Ieri è stato inaugurato il nuovo centro commerciale Bennet di Lavena-Ponte Tresa ed è stato subito un assalto da parte dei consumatori ticinesi. Secondo quanto riporta il Corriere del Ticino infatti i 400 posteggi sono stati occupati in pochi minuti. La coda sulla strada che portava verso il centro terminava ben oltre la dogana. Ad un certo punto si è pure dovuto ricorrere all’intervento della polizia locale e dei carabinieri per regolare il traffico.Mario Monti, tra le sue “liberalizzazione”, ha dato il via libera all’apertura dei negozi in qualsiasi giorno. Basti pensare che il nuovo centro commerciale è aperto tutte le domeniche e tutti i giorni fino alle 20:30.Il responsabile marketing del colosso italiano, Michele Tomaselli, conferma infatti che “conosciamo la clientela elvetica  abbiamo già aperto strutture attigue alla frontiera. Sono clienti importanti per i nostri punti vendita, per questo motivo studiamo piccoli accorgimenti, per rendere loro il miglior servizio possibile”.

Il commento Mentre in Ticino si discute, ci si riunisce, si critica a destra e a sinistra, in Italia si agisce. L'apertura del nuovo centro commerciale risponde ad una richiesta ben precisa della clientela ticinese (non è certo la massa critica di Ponte Tresa che giustifica questa apertura). La flessibilità negli orari e nei giorni di apertura giocherà un ruolo importante. Certo l'euro debole aiuta, ma non è più determinante per la scelta sul dove effettuare gli acquisti. Anche nei nostri supermercati alcuni prodotti sono assolutamente concorrenziali con quelli italiani e prima di recarsi oltre frontiera, molti ticinesi iniziano a fare il calcolo tra risparmio alla cassa/tempo e benzina spesi. E che la debolezza dell'euro non sia più fondamentale, ci è stata confermata anche gli scorsi giorni da Paolo Poretti, vicepresidente della Federcommercio ticinese. Il problema sono gli orari e i giorni di apertura. La possibilità di fare la spesa in tutta tranquillità, senza lo stress di effettuare gli acquisti entro un limite di tempo oggettivamente penalizzante può essere la discriminante. Rimane il problema del riposo domenicale. Ma in una società secolarizzata come la nostra, ha ancora senso fissare un giorno per il riposo che sia sempre identico per tutti? In fondo, in una società multiculturale non è difficile trovare personale per il quale la domenica non rappresenta assolutamente nulla. Si perché non dimentichiamo che la festività della domenica è un retaggio religioso. Forse potrebbe proprio essere questa la chiave di volta per risolvere il problema. [email protected]

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