Cerca e trova immobili
Ticino
Appalti pubblici: «Perché il criterio CSR viene applicato solo raramente?»
Red. Online
4 ore fa
Cristina Maderni (PLR) e cofirmatari chiedono al Governo di chiarire perché il criterio legato alla Responsabilità sociale delle imprese (CSR) venga ancora utilizzato solo sporadicamente nelle commesse pubbliche cantonali

La deputata PLR Cristina Maderni -assieme ai cofirmatari Omar Balli, Alessandro Corti, Alessandro Mazzoleni, Matteo Quadranti e Diana Tenconi - chiedono al Consiglio di Stato di chiarire perché il criterio legato alla Responsabilità sociale delle imprese (CSR) venga ancora utilizzato solo sporadicamente nelle commesse pubbliche cantonali. In un’interrogazione presentata oggi, i firmatari ricordano che dal 2022 il Governo ha introdotto nelle procedure soggette alla Legge sulle commesse pubbliche un criterio facoltativo di aggiudicazione legato alla CSR, con una ponderazione del 4%. Secondo i deputati, però, nonostante direttive precise e la disponibilità di strumenti riconosciuti, il criterio «risulta oggi raramente applicato nei bandi effettivi».

«Situazione insoddisfacente»

La situazione viene definita «insoddisfacente», anche tenuto conto degli sforzi compiuti e promossi da più attori sul territorio. I deputati ricordano infatti come negli ultimi anni, grazie alla collaborazione tra DFE, Cc-Ti, AITI, ABT, SSIC-TI e SUPSI, è stato sviluppato un modello strutturato di Report di sostenibilità, pensato anche per le PMI e aggiornato agli standard svizzeri ed europei. Ad oggi, si legge nel testo, 155 aziende ticinesi hanno redatto un report CSR e oltre 80 lo hanno certificato. «Ciononostante», evidenziano i deputati, «il criterio CSR, pur pienamente definito nelle direttive – che prevedono esplicitamente la possibilità di inserirlo in tutti i bandi nel settore non soggetto ai trattati internazionali – viene applicato soltanto in una minoranza di procedure, rimanendo di fatto un'opzione poco utilizzata. Appare inoltre perlomeno discutibile che nelle citate direttive il criterio CSR sia definito come «facoltativo» mentre la formazione degli apprendisti e il contributo alla formazione professionale sono «obbligatori». Questa situazione genera, da un lato, discontinuità rispetto agli obiettivi pubblici di sostenibilità promossi dal Cantone, e dall’altro rischia di non valorizzare gli sforzi compiuti dalle aziende locali, che hanno investito tempo, risorse economiche e capitale organizzativo nella rendicontazione sostenibile sulla base di strumenti riconosciuti e promossi dallo stesso Cantone». 

Le domande al Governo

1. Per quali ragioni, nonostante la chiara formulazione delle direttive e la disponibilità di strumenti certificati e riconosciuti, il criterio CSR (4%) continua a essere applicato solo sporadicamente e resta di fatto marginale nel processo di aggiudicazione?

2. Il Consiglio di Stato ritiene opportuno rafforzare l'impiego del criterio CSR, anche considerando il crescente numero di aziende ticinesi che adottano modelli riconosciuti di sostenibilità?

3. Il Governo può fornire dati statistici relativi:

- al numero di bandi pubblici del 2023–2025 nei quali il criterio CSR è stato effettivamente utilizzato,

- al numero di offerte valutate includendo questo criterio,

- alle categorie di commessa nelle quali il criterio è stato maggiormente o meno applicato?

4. Il Consiglio di Stato intende valutare la possibilità di:

- promuovere maggiormente l’uso del criterio CSR presso i committenti pubblici,

- standardizzare l’inserimento del criterio in determinate tipologie di bandi?

5. Ritiene il Governo che l’attuale ponderazione del 4% sia ancora adeguata o valuta l’opportunità, in futuro, di aumentarne il peso, vista la crescente importanza dei temi ambientali e sociali nella legislazione svizzera ed europea e nelle politiche cantonali?

6. Il Consiglio di Stato intende coinvolgere nuovamente il Tavolo di concertazione sulla CSR per un aggiornamento delle direttive, per favorire un’implementazione più omogenea e un’applicazione più estesa del criterio?