
Il Consiglio federale settimana prossima deciderà la linea da seguire dopo il 28 febbraio e il ministro Alain Berset oggi, dalle pagine di diversi giornali romandi, ha aperto lo spiraglio a un parziale allentamento delle misure. Dal fronte medico vengono invece sollevate preoccupazioni alla luce del numero di varianti in crescita. Teleticino ha interpellato Marco Toderi, responsabile ambulatorio alla Clinica Sant’Anna, per comprendere i rischi di eventuali allentamenti. “Abbiamo visto i numeri in Inghilterra e la situazione è drammatica. Non bisogna assolutamente sottovalutare questa situazione, né della variante inglese, né di altre varianti che magari in questo momento non hanno ancora un nome, né di varianti conosciute come quella sudafricana o brasiliana. È una realtà già presente in Ticino, stimiamo una frequenza circa del 30% della diagnosi, una realtà probabilmente sottostimata perché non facciamo una ricerca di tutti i pazienti che sono risultati positivi. La paura che abbiamo attualmente è che si sviluppi da noi un andamento simile a quello che si è visto nei paesi vicini e soprattutto in Inghilterra, da dove viene questa variante”.

A tal proposito Toderi mostra un grafico in cui si vede l’andamento epidemiologico nel Regno Unito. “In autunno l’andamento della seconda ondata in Inghilterra corrisponde più o meno alla situazione in cui ci troviamo noi adesso. A un certo punto c’erano tra i 10mila e i 20mila casi, poi c’è stata una bella discesa della curva. Dopodiché c’è stata una riapertura, anche se non totale, ai servizi della clientela, come ristoranti, bar e negozi. In concomitanza si è sviluppata questa variante inglese. Essendo più contagiosa, ha incontrato più popolazione e, non mi stancherò mai di dirlo, il virus lo portiamo in giro noi. Vien da sé che un virus più contagioso associato a un aumento della mobilità della popolazione non può che portare a delle impennate, a delle curve di questa entità. Questa è la nostra preoccupazione”.
Il pensiero va comunque anche quei settori che in questo momento stanno soffrendo a causa delle restrizioni: “Siamo tutti solidali nei confronti dei ristoratori e dei negozianti, nessuno di noi è contento di questa situazione”, prosegue Toderi. “Siamo anche estremamente fieri della popolazione che ha mostrato una resistenza e una tenacia imprevista. Non ci aspettavamo che i numeri e i contagi scendessero così in fretta. È chiaro che però dietro l’angolo c’è questa variante, è presente e ha già fatto danni in altri paesi. Visto che non possiamo sradicarla, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di limitarne la trasmissione”.
Aprire o non aprire?
“La popolazione ha tutti i diritti di essere stufa e insofferente. Anche il corpo medio è estremamente spossato da questa situazione”, precisa Toderi. “È chiaro che bisogna spiegare alla popolazione perché si prendono determinate decisioni. Le regole che abbiamo oggi sono state imposte alla fine di dicembre e sono state anche duramente attaccate. Capisco la disperazione di certi imprenditori e anche la difficoltà di prendere una decisione che è impopolare. D’altro canto, la politica deve mitigare le esigenze socio-economiche alle paure del mondo sanitario, che teme di avere una terza ondata che potrebbe essere ben peggiore della seconda. Nella peggiore delle ipotesi potremmo arrivare in Ticino ad avere 900 casi al giorno. Una situazione totalmente insostenibile se pensiamo che poco più di un mese fa, con circa 300 casi al giorno, avevamo gli ospedali e le terapie intensive quasi sature. Penso che si debba essere prudenti e applicare una sorveglianza strettissima: quindi agire in tempi molto brevi in un eventuale modifica dell’andamento dell’epidemia. Si può pensare di riaprire qualche cosa, ma con delle regole molto chiare, applicate con prudenza e lungimiranza”.
“Non sarà un liberi tutti”
Secondo Toderi dal 28 febbraio potrebbero riaprire determinati settori, come per esempio alcuni tipi di negozi, ma sarà una riapertura progressiva. “Non sarà un ‘liberi tutti’. Sarebbe come liberare gli anelli quando è stata segnalata la presenza di lupi in giro”, aggiunge il medico. “Abbiamo visto il comportamento del virus in altri paesi, come Inghilterra e Germania, che ha portato un terzo confinamento. Non dobbiamo aspettarci che qui da noi il virus si comporterà in maniera diversa”.
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