
Lo scorso 25 settembre il Consigliere nazionale Marco Chiesa ha inoltrato un’interrogazione al Consiglio federale in merito agli "irritanti" annunci di lavoro discriminatori da parte di ditte "ticinesi" che limitano l'assunzione ai soli lavoratori residenti all'estero (vedi articoli suggeriti). Nella sua risposta, pubblicata qualche giorno fa, il Consiglio federale dice di non essere "a conoscenza della pratica descritta nell'interrogazione". In mancanza di casi concreti, non può quindi "esprimersi su un comportamento siffatto né su eventuali misure da adottare".
Il Consiglio federale ricorda tuttavia che, per poter utilizzare meglio il potenziale di manodopera in Svizzera, il 1° luglio è stato introdotto l'obbligo di annunciare i posti vacanti. "I datori di lavoro sono tenuti per legge ad annunciare agli uffici regionali di collocamento (URC) i posti vacanti nei generi di professioni in cui il tasso di disoccupazione nazionale è di almeno l'8 per cento. Durante cinque giorni feriali le persone in cerca d'impiego iscritte presso un URC hanno un accesso esclusivo a queste informazioni e beneficiano così di un vantaggio in confronto ad altri candidati".
Pur riconoscendo che la libera circolazione delle persone è una questione "particolarmente importante nel Canton Ticino", il Consiglio federale constata che "negli ultimi anni l'occupazione e la partecipazione al mercato del lavoro nel Canton Ticino sono aumentate e che il tasso di disoccupazione (secondo la SECO) e il tasso di persone senza impiego sono diminuiti".
Ribadendo che non può esprimersi su questi annunci, il Governo federale ritiene importante che non solo la Confederazione, ma anche il Cantone Ticino "proseguano i loro sforzi a favore di una buona qualità di vita e dell'attrattiva economica del Paese e del Cantone".
La risposta non è piaciuta per nulla all'UDC ticinese, secondo cui la reazione del Governo mostra "quanta ignoranza della situazione ticinese regni ancora a Palazzo federale e in particolare all’interno del Dipartimento dell'economia, della formazione e della ricerca (DEFR), autorità competente per la valutazione di questo atto parlamentare".
"Affermare di 'non essere a conoscenza della pratica descritta nell'interrogazione'" scrive l'UDC ticinese "sfiora il ridicolo ed è irrispettosa nei confronti delle famiglie ticinesi che si vedono escluse dal proprio mercato del lavoro". L’UDC Ticino promette quindi di presentare nelle prossime settimane "dei casi concreti, che sembrano essere “sfuggiti”, affinché anche chi non vuole vedere sia costretto a rendersi conto della gravità di queste discriminazioni".
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