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Ticino
Annegamenti, serve più prevenzione?
Annegamenti, serve più prevenzione?
Annegamenti, serve più prevenzione?
Redazione
10 anni fa
Dopo i fatti di cronaca degli ultimi giorni, la domanda sorge spontanea. Ma c'è chi pensa che ciò non basti

I fatti di cronaca degli ultimi giorni (vedi articoli allegati) riportano alla ribalta un tema che regolarmente, con l'arrivo della bella stagione, si presenta: i rischi che si possono correre facendo il bagno in laghi e fiumi se si sottovalutano i pericoli che essi possono nascondere.

Lo scorso anno in Svizzera sono morte 50 persone per annegamenti: quasi il doppio rispetto all'anno prima, quando le vittime erano state 27. Finora, tra giugno e luglio, si contano 8 morti nella Confederazione, tra cui l'eritreo deceduto alla Foce del Cassarate.

Morti che potevano essere evitate in un qualche modo? Se lo è chiesto Il Caffè, che ha rigirato la domanda ad alcune personalità del Cantone.

"Dopo la tragedia del giovane eritreo - risponde la municipale luganese Cristina Zanini Barzaghi - ho chiesto in Municipio se non sia il caso, nei giorni di affollamento della Foce, di inviare personale sul posto per fare opera di sensibilizzazione. Bisogna far capire ai bagnanti che tutto il Lago di Lugano ha un fondale scosceso, che in pochi metri diventa profondo". Nella zona, attualmente, ci sono solo dei cartelli che segnalano i pericoli.

Anche secondo Giancarlo Seitz, municipale responsabile della sicurezza ad Agno, dove negli scorsi giorni un bambino è stato salvato in extremis da un ex bagnino, serve più prevenzione. "Da noi le rive di laghi e fiumi sono libere, dunque tutti possono fare un tuffo. E allora il problema, oltre a sorvegliare queste aree, è anche di verificare se lidi e camping hanno personale adeguato per la sicurezza. Il Cantone dovrebbe fare delle ispezioni per accertare la qualità di questo servizio".

Ma c'è chi è convinto che prevenzione e controlli non bastino: "Io sono convinto che il vero pericolo sia per chi si tuffa e magari non sa neppure nuotare o non rispetta piccole, ma basilari regole", sottolinea al domenicale Franco Zehfus, presidente della Società svizzera di salvataggio di Lugano. "Il problema, spesso, sono gli stranieri. Quelli che arrivano da Germania, Francia o Inghilterra per fare immersioni nei fiumi, come in Verzasca, o a fare il bagno nei laghi e non rispettano le regole di prevenzione".

"La prevenzione c’è", tiene a sottolineare Aron Piezzi, sindaco di Maggia. "Noi abbiamo tanti i cartelli che indicano i pericoli e che invitano anche a rispettare il territorio. Il problema, al di là di tutto, è che serve buonsenso e bisognerebbe evitare certi comportamenti, come tuffi in zone a rischio".

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