
Un utilizzo anomalo delle "pompe siringhe" per alterare il dosaggio di alcuni farmaci in pazienti terminali. I suoi impulsi sessuali legati alla morte. L’autodefinirsi, chattando con conoscenti e amici, "angelo della morte". Sono questi gli indizi che, secondo la magistratura, possono essere definiti seri, concreti e gravi, a carico dell’ex infermiere dell’ospedale Beata Vergine di Mendrisio, quasi 45 anni, finito in carcere lo scorso autunno e scarcerato qualche settimana fa.
Come riporta il Caffè, si sta attendendo una perizia medico-scientifica che dica se e in che misura sia possibile mettere in relazione le alterazioni delle prescrizioni mediche con la morte di diciassette pazienti. L’infermiere è infatti sospettato di omicidio intenzionale, oltre che di una serie di reati legati a decine e decine di fotografie scattate a pazienti in situazioni imbarazzanti. Agli atti anche alcuni filmati.Se pian piano sembrano delinearsi i fatti e il comportamento dell’ex infermiere (che sin da subito ha sminuito tutti gli episodi contestati, attribuendo anche ad altri e ad un contesto professionale particolare la responsabilità), più difficile capire sino a che punto i colleghi fossero consapevoli.
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