
“Non posso continuare a rimanere in questa sezione in cui ci sono solo pedofili e violentatori”. Così aveva detto Marko Tomic ai genitori durante l’ultimo incontro in carcere alla Stampa. Parole che avevano colpito alcuni membri della Commissione parlamentare di sorveglianza sulle condizioni di detenzione che avevano visto il giovane pochi giorni prima. E stava bene. Tomic, in carcere per l'omicidio di Damiano Tamagni, non aveva detto nulla ai deputati Sergio Arigoni, Marco Chiesa e Giorgio Galusero sulla sua situazione insostenibile in carcere. “L’ho trovato bene, rideva, scherzava e ci ha detto che lì stava bene. Abbiamo parlato di come sfruttare questo momento in carcere. Ci ha raccontato del suo desiderio di andare in Svizzera interna per imparare la lingua e rifarsi una vita oltralpe”, aveva detto al nostro portale il presidente della Commissione Sergio Arigoni. Ora prende posizione la sorella di Tomic, Anela, che scrive la sua verità. In un'e-mail ci dice: “Ora voglio dire io la verità. Non capisco perché sono state scritte queste falsità, ma un motivo ci sarà sicuramente. Ad ogni modo tutto quello che è stato scritto dal Caffè è falso; difatti domenica prossima ci sarà una ritrattazione”. Parole altrettanto forti, come quelle dette da suo fratello, per voce del padre, dalle colonne del Caffè la scorsa domenica. La verità per Anela Tomic è una sola: “Mio fratello Marko si trova molto bene dov'è, e non ha mai avuto il desiderio di andare in Svizzera interna, proprio perché sta bene qui. Inoltre in Ticino potrebbe restare vicino alla sua famiglia e ai suoi amici”. “Però - continua la sorella - sono già parecchi mesi che il direttore della Stampa e l'assistente sociale stressano mio fratello e gli rompono di farsi trasferire in Svizzera interna. Lui si è sempre rifiutato, fino a che l'assistente sociale non lo ha in poche parole ricattato, gli ha detto che se lui non va in Svizzera interna qui non potrà beneficiare né del congedo che solitamente tutti i detenuti hanno dopo un tot di anni di detenzione, né dei 2/3 di pena da scontare e nemmeno dello Stampino. Perché questo? Per l'opinione pubblica, mio fratello dovrebbe farsi 10 anni di fila senza uscire mai una volta”. Anela poi ci scrive che Marko sta pagando e scontando la sua pena. “Ma non basta, bisogna fargliela pagare proprio fino in fondo? Deve proprio essere una pena esemplare a tutti i costi come il consigliere di Stato Luigi Pedrazzini ha richiesto?”. “Mio fratello all'interno del carcere ha una condotta esemplare, tutte le guardie lo adorano, è giovane, non ha mai avuto precedenti penali e ora solo perché bisogna ancora avere paura di ciò che pensa la gente lui non dovrebbe avere diritto di ciò che praticamente ogni cittadino svizzero e detenuto ha diritto?”. “Sono passati due anni, e ancora si parla di questa storia, ma non pensate che ora anche la gente ne ha piene le scatole? Ma che diamine - termina Anela -, recentemente sono stati assassinati altri ragazzi, vedi Chiasso o a Lugano, ma nessuno ne parla così tanto. Anzi, nessuno ne ha mai proprio parlato, e questo cosa significa? Che la vita di Damiano Tamagni fosse più importante di quella del povero Samuele o di quella di Giuseppe?”. Il Caffè: 'Il padre di Marko Tomic non ritratta'La direzione del Caffè prende posizione sulle dichiarazioni di Anela Tomic, che accusa il domenicale di aver scritto delle falsità sul conto di suo fratello. "Alla direzione e alla redazione del Caffè - si legge in una nota stampa inviataci - non risulta che il signor Ilia Tomic, papà di Marko, voglia ritrattare quanto pubblicato e riportato fedelmente dal Caffè domenica scorsa (e confermato anche dall'avvocato difensore), se non sottolineare che il figlio, pur "non avendo paura di pedofili e violenti", desidera comunque essere trasferito in una struttura che gli consenta una formazi
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