
Ieri il consiglio federale ha annunciato il suo piano in tre fasi per le riaperture, a seconda del numero di persone vaccinate: secondo questo scenario si prevede una possibile riapertura dei grandi eventi a partire da metà luglio, quando circa metà della popolazione (si spera) avrà ricevuto il vaccino, con la possibilità di un “lasciapassare” sia per le persone vaccinate, sia per chi risulta negativo o è stato contagiato in passato dal coronavirus. Teleticino ha intervistato Raphael Brunschwig, direttore operativo del Festival di Locarno, per sapere in che modo questo impatta con i piani di garantire un festival in presenza per quest’anno.
Cosa ne sarà del festival? Cambiano i piani o tirate dritti?
“I piani non cambiano, noi andiamo avanti e anche se oggi ci sarebbe piaciuta una maggiore chiarezza credo che i segnali siano positivi. Due in particolare: la volontà di un ritorno alla normalità e il certificato vaccinale da includere entro giugno per consentire l’accesso selettivo non solo ai vaccinati ma a tutti coloro che presentano un test negativo o di immunità. Quindi non una chiusura a chi non si fa vaccinare. Questi sono elementi che fanno ben sperare e ci permettono di andare avanti a pianificare un festival che sia il più pieno possibile e che possa sancire la ripresa della vita culturale in Ticino e in Svizzera, della quale mi sembra ci sia bisogno.
Vivere nell’incertezza è difficile per tutti i settori, a livello organizzativo è ancora più difficile per un festival come quello di Locarno a caratura internazionale. Come avete lavorato in questi mesi?
“Noi abbiamo avuto un corso accelerato di ‘crisis management’ nell’ultimo anno quindi siamo pronti ad adattarci a quelle che saranno le condizioni, quando saranno chiarite. Abbiamo eleaborato diversi scenari e la settimana scorsa Presidente e CdA hanno deciso di proseguire con il piano A, quello di un festival in presenza. Noi ovviamente questo scenario lo abbiamo preparato, basandoci su dei parametri concreti: ovvero quelli in vigore dal primo ottobre scorso quando si sono riaperte per poche settimane le manifestazioni con più di 1’000 persone. Sono scenari ipotetici ma siamo pronti e stiamo facendo tutto il possibile per poter organizzare il festival”.
In conferenza stampa è stato detto che in caso di cancellazione si potrà richiedere un risarcimento. Questo vi tranquillizza un po’ dall’aspetto economico?
“Ovviamente questo è un aspetto importantissimo. Il parlamento svizzero qualche settimana fa ha sancito la volontà di lavorare a questo ‘ombrello protettivo’ per gli eventi di rilevanza sovracantonale a patto che presentino un piano di sicurezza sanitario, che per noi ovviamente è prioritario, da far approvare ai cantoni. A quel punto si può andare avanti sapendo che ci sarebbe un salvagente, pur mantenendo un forte senso di responsabilità nei confronti della politica e di chi ci sostiene e auspica che il festival possa avere luogo. Quindi andiamo avanti, ma sapere che se le cose dovessero andare male c’è la possibilità di un salvagente semplifica di molto la nostra situazione e di fatto rende possibile andare avanti. Altrimenti saremmo costretti a fermarci perché i costi variabili non sarebbero più sostenibili nel caso di un annullamento in luglio”.
Ha parlato di un possibile piano B: ricalcherebbe quanto fatto lo scorso anno?
“In realtà abbiamo un piano A che si può adattare: se il tetto massimo fosse di 1’000/1’500 persone la nostra intenzione è andare avanti comunque perché con Piazza Grande riusciremmo a mantenere in piedi il nostro modello di finanziamento pubblico-privato e riusciremmo a garantire anche il resto della programmazione. Ovviamente in questo scenario sarebbero necessari approfondimenti che dipendono da trattative che non possiamo fare prima che questo parametro venga chiarito, ma la volontà è quella di andare avanti perché siamo un grande festival cinematografico con una concorrenza nazionale e internazionale molto forte. Come ha detto il direttore artistico Giona Nazzaro non riuscire a fare un festival il più normale possibile significherebbe retrocedere e perdere rilevanza rispetto ad altre manifestazioni che possono avere luogo: penso a Cannes che è programmato o a Venezia che ha comunque avuto luogo nonostante l’aumento dei contagi in Veneto. Dunque se ci sono le condizioni e se possiamo farlo nel pieno rispetto delle misure sanitarie noi abbiamo la responsabilità di andare avanti”.
La gente è l’anima del Festival di Locarno, nel caso dovesse ripetersi un’edizione come quella dell’anno scorso il festival potrebbe essere in discussione?
“No, non sarebbe in discussione. Semplicemente tutta una serie di dinamiche di forza e rilevanza nazionale e internazionale subirebbero un brusco arresto e bisognerebbe impiegare un po’ di tempo per tornare dove siamo”.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

