
Martedì il presidente del PPD Fiorenzo Dadò aveva postato su Facebook la foto di una lettera anonima recapitatagli negli scorsi giorni, un atto sgradevole al quale aveva risposto a tono: "D'accordo che la politica è anche battaglia, dialettica, confronto. Ma battaglia sulle idee, dialettica sui progetti, non vile anonimato contro le persone. Intimidazioni, cattiverie, lettere anonime a raffica non ci fermeranno. Anzi. Ci rinforzano. Sono linfa che nutrono la pianta dell'equità, della trasparenza, della giustizia. Il marcio che c'è sotto ve lo faremo saltar fuori!"
Ma i suoi ignoti detrattori non hanno voluto demordere e questo pomeriggio il capogruppo in Gran consiglio ha pubblicato una seconda fotografia nella quale campeggiano altre lettere anonime (stracciate): "Capiamo che abbiamo infastidito qualcuno dei vostri amici ma inutile insistere, senza leggere si passa direttamente al tepore del fuocherello".
Il PPD ticinese ha isubito preso posizione sulla vicenda: "'Quando non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore', disse lo scrittore francese Paul Valéry. Oggi il nostro presidente Fiorenzo ha ricevuto nuovamente delle lettere anonime. Non parlano di politica ma attaccano unicamente la sua persona, senza né una firma né un nome. Noi di paura non ne abbiamo e andremo avanti sulla strada tracciata!", ha scritto il Partito.
“Ne ricevo 2-3 al giorno. Il numero è aumentato dopo la nostra richiesta di istituire un Commissione di controllo sulle commesse pubbliche a incarico diretto e di affidare un mandato esterno per una verifica dei mandati diretti concessi negli ultimi 5 anni dall’Amministrazione cantonale”, ha spiegato Dadò, da noi contattato.
“Ora non le leggo nemmeno più e anzi finiscono direttamente nel camino. In alcune vi erano attacchi personali e alla mia famiglia. Ma se pensano di farmi desistere si sbagliano di grosso – conclude – Anzi, più scrivono più mi indicano che la strada che stiamo percorrendo è giusta”.
Dadò, ricordiamo, non è l'unico granconsigliere ad aver ricevuto minacce in forma anonima: il 1. settembre 2016 era infatti toccato al leghista Massimiliano Robbiani, che era stato minacciato anonimamente in forma 'poetica' (vedi articolo suggerito).
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