
Dopo essere finite sul tavolo del Municipio di Monteggio (vedi articolo suggerito), le accuse lanciate dalla trasmissione della RSI "Falò" nei confronti della Brogioli SA di Ponte Cremenaga approdano ora anche in Consiglio di Stato, visto che il deputato MPS Matteo Pronzini ha deciso di presentare un'interrogazione parlamentare sui rischi del berillio, la sostanza che avrebbe fatto ammalare alcuni dipendenti della ditta in questione.
"Persone che contraggono malattie polmonari gravissime a causa di sostanze cancerogene utilizzate nell’azienda in cui lavorano senza le dovute protezioni e senza essere stati messi al corrente: non siamo nel terzo mondo o nel secolo scorso, sono i sospetti che pesano oggi sulla Brogioli SA di Ponte Cremenaga rivelati da un servizio trasmesso a Falò della RSI il 4 maggio 2017 (“A me manca la vita”)" scrive Pronzini nel suo atto parlamentare. "Sono almeno cinque gli ex dipendenti della Brogioli che hanno contratto malattie polmonari gravi, la prima 15 anni fa, e il berillio, il materiale che verrebbe utilizzato in questa ditta senza particolari precauzioni, ha una tossicità polmonare conosciuta."
"La SUVA è a conoscenza del caso da quattro anni e da due anni è pendente al Ministero pubblico una denuncia penale per “lesioni colpose gravi” contro la ditta in questione; eppure pare che i controlli siano avvenuti sono avvisando con largo anticipo e permettendo così all’impresa di ovviare ad eventuali mancanze" prosegue Pronzini. "Controlli di laboratorio fatti realizzare dai giornalisti hanno certificato la presenza di berillio sia sui vestiti dei dipendenti, sia nel terreno circostante la fabbrica."
"Il berillio è classificato come sostanza cancerogena anche nell’Ordinanza contro l'inquinamento atmosferico (OIAt) che elenca norme per la limitazione delle emissioni e i controlli da operare sulle imprese che utilizzano materiali pericolosi per l’ambiente. L’art.13 dell’OIAt stabilisce l’obbligo di sorveglianza delle emissioni industriali da parte dell’autorità cantonale, sia per gli impianti nuovi (collaudo) che per gli impianti esistenti" scrive Pronzini. "I controlli, che devono essere eseguiti ogni tre anni, sono di competenza dell’Ufficio della protezione dell’aria del Dipartimento del Territorio. Si suppone quindi che anche il cantone abbia operato controlli per assicurarsi che sostanze pericolose non venissero immesse nell’ambiente, tanto più che la Brogioli SA di Ponte Cremenaga viene citata in uno studio sulle emissioni nell’aria delle industrie ticinesi dell’Ufficio della protezione dell’aria del 2008."
"Inoltre, visto che il berillio è classificato come sostanza cancerogena, si suppone che i rifiuti prodotti dalla ditta in questione siano sottoposti alle normative per il trattamento dei rifiuti speciali prodotti dalle aziende" prosegue il deputato MPS. "L’articolo 5 Regolamento di applicazione dell’Ordinanza sul traffico di rifiuti (ROTRif) stipula che “i Municipi collaborano con l’Autorità cantonale nella vigilanza sulla consegna, sul traffico e sullo smaltimento dei rifiuti e segnalano alla stessa gli eventuali abusi”. A rigor di logica la SUVA, il Ministero pubblico, l’autorità cantonale e il Municipio di Monteggio avrebbero dovuto essere al corrente dell’utilizzo di sostanze tossiche alla Brogioli SA."
"Dalle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti" scrive ancora Pronzini, "si apprende invece che: i dipendenti non sapevano di lavorare a contatto con berillio, credevano fosse ottone, e la ditta non ne fa menzione nel suo sito; non vi era obbligo di indossare le protezioni e le mascherine a disposizione in ditta non erano adeguate; il dipendente malato, Davide Donini, era addetto alla pulizia dei pezzi finiti della fonderia, e dove lavorava non c’era l’impianto di aspirazione. C’era solo un impianto di depurazione per le acque e il sig. Donini doveva pure pulire la cisterna dove veniva raccolte le acque esponendosi ancora più alle esalazioni; un dipendente ha confermato che fino a circa 8 mesi fa la situazione era esattamente come quando lavorava Davide. Ora la Direzione, per ottenere una certificazione di qualità nel ramo della gioielleria, ha introdotto degli aspiratori, vengono forniti gli occhiali di protezione, i tappi per le orecchie e anche guanti in lattice e mascherine, ma sembra non siano adatti; ancora oggi gli operai non sono informati di trattare componenti a base di berillio; ci sono almeno 4 dipendenti attualmente con problemi polmonari che sono spesso assenti per malattia; un dipendente assicura di non aver mai assistito ad un controllo lampo da parte della SUVA o di un altro ente."
"Sono ben 9 i “casi isolati” di persone malate di cui nessuno pare si sia accorto finora" prosegue Pronzini, "come nessuno si è accorto finora delle carenze in materia di sicurezza dei lavoratori malgrado il fatto che il Ticino sia un cantone così piccolo e nel quale "è praticamente impossibile che le persone non si conoscano"."
Pronzini chiede pertanto al Consiglio di Stato:
1. quale è la procedura di annuncio in caso di utilizzo di sostanze pericolose e quali autorità o enti sono stati messi al corrente dell’utilizzo di berillio alla Brogioli SA di Ponte Cremenaga?
2. chi è competente per effettuare i controlli all’interno e all’esterno della ditta in questione per assicurarsi che non ci siano pericoli per i dipendenti e per l’ambiente?
3. quanti e quali controlli sono stati effettuati negli ultimi 15 anni?
4. gli enti e le autorità preposte ai controlli sono in contatto fra di loro e si scambiano informazioni?
5. negli ultimi 15 anni quanti dipendenti della Brogioli hanno presentato domanda d’invalidità?
6. a seguito della denuncia al Ministero pubblico sono state allertate le autorità o gli enti preposti ai controlli?
7. sono mai stati effettuati controlli a sorpresa? Da parte di chi?
8. il limite massimo di concentrazione sul posto di lavoro per il berillio fissato per legge è di 0.002 mg/m3, le misurazioni effettuate alla Brogioli hanno mai rivelato concentrazioni superiori?
9. come è possibile spiegare le alte concentrazioni di berillio trovate sugli abiti da lavoro dei dipendenti?
10.sono mai stati effettuati test di laboratorio su oggetti all’interno della ditta o sul terreno circostante?
11.quali misure intende adottare il Consiglio di Stato per evitare che altri lavoratori si ammalino?
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

