
Non è un mistero che all'interno del Partito popolare democratico (PPD) - che a larghissima maggioranza ha deciso durante il suo ultimo comitato a Sant'Antonino di raccomandare il NO all'iniziativa dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino" - vi sia una corrente sindacale che invece sostiene l'introduzione di salari minimi differenziati per settore e mansione.
Il primo ad affermare che avrebbe votato SÌ è stato il deputato Giorgio Fonio, secondo cui sebbene gli effetti dell'iniziativa sarebbero limitati, si tratterebbe comunque di un primo passo per frenare il degrado nel mondo del lavoro ticinese.
Poi era giunta la presa di posizione del segretario dell'OCST, Meinrado Robbiani, anche lui favorevole all'iniziativa, pur evidenziandone i limiti.
Oggi è la deputata Nadia Ghisolfi ad unirsi al coro dei popolari democratici controcorrente. "Va approvata" afferma la leventinese al Mattino della Domenica. "Sono convinta che l'ideale resti la contrattazione tra le parti sociali e la stipulazione di contratti collettivi di lavoro che, oltre al salario minimo, prevedono tutta una serie di altre condizioni di lavoro altrettanto fondamentali (ore, pause, congedi, vacanze, tredicesima, ecc.). Tuttavia la situazione è diventata tale da non consentire più allo Stato di "stare a guardare senza intervenire", ed è quindi necessario un intervento concreto: per questo sosterrò con convinzione l'iniziativa."
Anche Ghisolfi ha così detto la sua. La parola ora al popolo, da subito e fino alle 12 di domenica 14 giugno.
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