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Ticino
Anche l'UDC in soccorso di Arlind e Maria
Redazione
13 anni fa
"Come è possibile trattare un essere umano alla stregua di un oggetto?" Il deputato Del Don chiede al Governo di rivedere i criteri per i permessi

Non solo i socialisti. Ora anche coloro che sulla scacchiera politica si situano all'esatto opposto, i democentristi, si ergono in difesa dei due stranieri espulsi dalla Svizzera che tanto stanno smuovendo l'opinione pubblica in questo periodo, ossia il 17enne kossovaro Arlind Lokaj e la 49enne brasiliana Maria Silva.

A chiedere al Governo di rivedere le proprie decisioni sui due casi è il deputato Orlando Del Don, il quale ha inoltrato un'interrogazione dal titolo "Quando le espulsioni dal Ticino stridono e suscitano giustificate indignazioni. Un chiarimento ora si impone!".

Del Don ripercorre i due casi, "due drammi esistenziali che hanno suscitato perplessità, dubbi, polemiche e una corale indignazione pubblica". A detta del granconsigliere UDC "non è ammissibile trincerarsi dietro un comunicato stampa o il burocratese di prammatica. Occorre chiedersi come si sia potuti arrivare a queste derive di indicibile indifferenza nei confronti di soggetti sofferenti e bisognosi." E ancora "come sia possibile trattare un essere umano alla stregua di un oggetto, senza alcun riguardo per la sua dignità e integrità bio-psico-sociale."

Il democentrista non mette in dubbio che le basi legali per queste decisioni siano date. Si chiede però se non sia il caso di rivedere le modalità di valutazione dei casi nel loro complesso e non solo per quanto riguarda gli aspetti meramente formali/burocratici.

Per cui Del Don chiede al Governo innanzitutto se quanto riportato dalla stampa in questi giorni corrisponde al vero. Se sì, il deputato vuole sapere da chi sono state emanate queste decisioni e se il Governo avrebbe potuto intervenire diversamente. "È possibile, cioè, immaginare che casi simili possano essere valutati tenendo in considerazioni tutti gli elementi che compongono il “puzzle”; in particolare gli aspetti psicologici, umanitari, sociali, clinici, valetudinari, affettivi, famigliari?"

"Non ritiene il CdS che questi due provvedimenti configgano con la nostra tradizione umanitaria e con la nostra Carta fondamentale?" chiede ancora Del Don. "Nel caso della donna invalida non ritiene il CdS che vi sia anche un ulteriore problema legato al fatto che l’Assicurazione Invalidità federale, con la scusa di contenere il deficit, neghi al cittadino bisognoso un diritto costituzionale fondamentale attraverso artifici iniqui e proditori come l’esasperazione dei momenti accertativi (appostamenti, pedinamenti,, sorveglianza, continue verifiche, ripetute perizie e consulenze di parte, ecc.) nonché rivedendo al ribasso i criteri valetudinari, clinici, formali, esistenziali e socio-economici per l’assegnazione delle prestazioni assicurate?"

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