
Ieri 50 dei 58 posti letto in cure intense in Ticino erano occupati. Con un margine tanto risicato, i due ospedali al fronte nella lotta al Covid-19 hanno deciso di reagire. Ieri la Clinica Luganese Moncucco ha deciso di aggiungere 7 posti di terapia intensiva, oggi è il turno dell’Ospedale La Carità di Locarno. “Abbiamo 32 posti in cure intense, ci stiamo organizzando per passare a 36 posti il più presto possibile, verosimilmente domani mattina”, ha dichiarato poco fa ai microfoni di Radio3i il direttore sanitario dell’Ospedale Regionale di Locarno Michael Llamas.
“La situazione in cure intense è uno stabile lento aumento del numero di letti occupati”, ha spiegato. A rendere critico il momento è il fatto che la degenza media di un paziente Covid nel reparto più acuto è decisamente maggiore rispetto a un paziente non Covid. Si parla di 10-14 giorni rispetto a 3. “Questo fa si che se l’aumento dei numeri è anche solo di un paziente al giorno, piano piano tutti i letti saranno occupati e questo per noi è una grossa preoccupazione”.
Come detto il margine attuale è risicatissimo e questo rischia di mettere in difficoltà le strutture nel caso di un improvviso aumento dei ricoveri: “Siamo obbligati ad avere un dispositivo che possa accogliere anche un aumento importante di pazienti, ma come abbiamo sempre detto le risorse non sono illimitate, se continueremo così arriveremo a un punto in cui non avremo più letti per i pazienti”.
Seppure negli scorsi giorni i numeri abbiano mostrato dei segni di diminuzione, è difficile capire se corrispondano al vero o se siano solo il sintomo delle festività, con le persone meno inclini a recarsi a fare un tampone in caso di sintomi. “I dati che sono più affidabili secondo noi sono i dati dei pazienti che vengono effettivamente ricoverati e dei pazienti in cure intense. Il numero dei contagi dipende da tanti elementi, per esempio se si è in vacanza, se è sabato o se è domenica, quindi la lettura di questo dato diventa un po’ difficile sul corto termine”, conferma Llamas.
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