
Anche il Partito Operaio e Popolare (POP) ha deciso di scendere in piazza, assieme alle altre forze di sinistra del Cantone, per protestare contro la politica finanziardia della destra in una manifestazione prevista il prossimo 21 gennaio a Bellinzona. Il corteo partirà dalla stazione, per scendere verso piazza Governo attorno alle 10.30.
"Bisogna dire basta a questa politica finanziaria e gridare la nostra opposizione al Governo e alle forze politiche borghesi" scrive il POP in una nota, fondato dai sindacalisti Gianluca Bianchi e Leonardo Schmid. "Come si fa a credere ai discorsi di Lega, Plr e Ppd, nessuno aveva nel proprio programma di tagliare nel sociale, ma quando si tratta dei conti del cantone tutte queste forze sono sempre favorevoli a tagliare, piuttosto che aumentare le entrate a carico dei ricchi, per loro la diminuzione della spesa è l’unica via".
Il Pop invita quindi i ceti popolari ad organizzarsi "per opporsi alla politica di destra" e chiedere "un netto cambio di rotta". Secondo il POP la manifestazione del 21 gennaio "deve suonare l’allarme, così non si può andare avanti. I ceti popolari hanno bisogno di un'alternativa alla politica liberista iniziata con Marina Masoni e da allora portata avanti da tutti i governi che le sono succeduti".
La prostesta riguarda in particolare i quattro temi in votazione il prossimo 12 febbraio, sui quali il POP invita a votare quattro volte no: no alla riforma III della fiscalità delle imprese, alla riforma della LAPS, alla riforma delle cure a domicilio e ai tagli nella giustizia.
Questo per i seguenti motivi:
- "Non si può accettare che lo Stato tolga ai poveri per regalare ai ricchi. Risparmiare oltre 25 milioni di franchi sulle spalle dei più poveri, per regalare sgravi fiscali ai ricchi per centinaia di milioni di franchi, è qualcosa che può accettare solo un ricco".
- "In Ticino siamo il cantone con il più alto rischio di povertà di massa, l’ultima cosa da fare è tagliare nel sociale, lo Stato non dovrebbe garantire una vita dignitosa a tutti?"
- "Questa politica è la stessa da almeno 20 anni e le finanze dello Stato sono sempre in crisi. Ogni anno si dibatte su quali tagli operare, cercando di offrire meno referendum possibili, e i vari opportunisti salgono e scendono sul e dal carro dell’opposizione secondo i propri interessi. Non si vede una fine ai tagli nel sociale, nella scuola, nei salari dei dipendenti pubblici, e i grandi capitali diventano sempre più grandi, con un continuo aumento delle disparità tra ricchi e poveri".
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