
La polemica di fine estate nella vicina Italia è sicuramente quella legata al libro autopubblicato scritto dal generale dell'esercito Roberto Vannacci. Per le dichiarazioni su stranieri, femminismo, ambientalismo e omosessualità, il libro "Il mondo al contrario" e il suo autore sono finiti al centro del ciclone. Il testo è però pure valso al militare (rimosso dalla direzione dell'Istituto geografico militare di Firenze) il plauso di più politici vicini alla destra di governo. Il dibattito attorno alle espressioni di Vannacci si è svolto in parallelo alla polemica ticinese sull'agenda scolastica. L'eco della questione ha varcato il confine ed è giunta all'orecchio del generale Vannacci. Marco Bazzi di Matrioska ha chiesto al generale cosa ne pensasse.
"Io rispondo che la fluidità sessuale è un approccio alla sessualità che non riscuote la condivisione di una gran fetta della popolazione", premette il militare. "Essendo un soggetto estremamente sensibile e avendo la famiglia un ruolo importantissimo nell'educazione sessuale dei figli, ritengo che non sia opportuno impartire l'approccio di fluidità sessuale nelle scuole senza prima ottenere la condivisione di tutti i genitori. Ritengo che questo approccio debba rimanere nell'alveo dell'educazione sessuale impartita dalle famiglie ai propri figli".
Nel suo libro scrive: "Cari omosessuali, normali non lo siete, fatevene una ragione!". Questa frase le ha portato una valanga di critiche.
"Lo fa chi estrapola la frase e la interpreta non secondo il significato della parola 'normalità' riportato in tutte le enciclopedie del mondo, ovvero quello di un sostantivo riferito ai numeri (non quindi a una qualità etica). Io rivendico assolutamente questa frase e invito tutti quelli che la leggono a contestualizzarla nel mio libro, nel quale chiaramente spiego la differenza tra 'normalità' e 'naturalità'. Non ho nulla da ritrattare. Ritengo che una persona di media cultura e che abbia l'intelligenza di andare a registrare questi elementi non possa assolutamente sentirsi offesa o lesa nella propria dignità".

