
L’inquinamento da microplastiche delle acque dolci, contrariamente a quello degli ambienti acquatici marini, è un fenomeno ancora poco approfondito. Il primo studio condotto in questo senso in Svizzera risale al 2014, quando la Scuola politecnica federale di Losanna (EPFL), su mandato dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM), ha proceduto a un approfondimento volto principalmente all’individuazione di microplastiche nelle acque e nella sabbia delle spiagge di sei laghi svizzeri, tra cui il Lago Maggiore.
Sulla scorta del rapporto che ne è scaturito, il Dipartimento del territorio (DT) ha ritenuto opportuno, per la prima volta, compiere una ricerca analoga sul Lago di Lugano. E i dati raccolti confermano l’inquinamento da microplastiche delle acque del Ceresio. Con 213'500 microplastiche per chilometro quadrato, le concentrazioni sono analoghe a quelle caratterizzate dall’EPFL nel Lemano e nel lago Maggiore (220mila microplastiche per km quadrato in entrambi i casi), pari a circa il doppio rispetto alla media svizzera. I rilevamenti, ricordiamo, erano stati aeffettuati in seguito ad alcuni atti parlamentari presentati dal deputato UDC Tiziano Galeazzi.
Il campionamento delle plastiche galleggianti sulla superfice delle acque del lago Ceresio è stato effettuato tramite una rete manta, già usata dal Politecnico federale. I prelievi sono stati effettuati a Gandria e Figino in due distinti momenti, più precisamente il 28 marzo e l'8 e 9 maggio 2018, per un totale di 12 campioni.
Con microplastica si fa generalmente riferimento a particelle di materiale plastico più piccole di 5 millimetri. La loro origine può essere “primaria”. In questo caso si tratta di materiali sintetici prodotti intenzionalmente, quali certe materie prime per l’industria o i componenti abrasivi all’interno di prodotti chimici o cosmetici. Quelle di origine “secondaria” derivano invece da plastiche di dimensioni maggiori (macroplastiche) disperse nell’ambiente e dalla loro seguente frammentazione, che può avvenire per effetto degli agenti atmosferici, dell’erosione meccanica, delle radiazioni UV o di un certa degradazione biologica. Nel Ceresio il maggior contributo all'inquinamento da microplastiche galleggianti è da attribuire alla frammetnazione di oggetti in plastica più grandi, in particolare di film (riconducibili agli imballaggi) e fibre, si legge nello studio.
“I dati raccolti che sono presentati nel dettaglio in questo studio - commenta al proposito il Direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali - ci portano ad affermare che secondo le conoscenze attuali, il rischio ambientale derivante dalle microplastiche non va sottovalutato, nondimeno si rendono necessari ulteriori approfondimenti”. Per questo motivo il DT proseguirà con le attività di monitoraggio e nel contempo avvierà una campagna di sensibilizzazione sul tema rivolta alla popolazione.
Maggiori dettagli questa sera alle 18.45 nel Tg di TeleTicino
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