Anche il Cantone tiene d’occhio il complottismo
Negazionisti, critici delle misure e complottisti sono sotto la lente della Fedpol, ma anche in Ticino c’è chi osserva il fenomeno
Redazione
Anche il Cantone tiene d’occhio il complottismo

I movimenti di oppositori alle misure anti-covid o di negazionisti sono sotto la lente delle autorità che si occupano di radicalizzazione. A livello svizzero è la Fedpol che si sta occupando del fenomeno, anche perché vi sono state anche minacce di morte. Ma anche in Ticino c’è chi da mesi si occupa del tema e lo tiene sotto controllo. A confermarlo è Michela Trisconi, capa del progetto Piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Attualmente, ha spiegato a Teleticino, fenomeni di questo tipo sono più preoccupanti nel resto della Svizzera e all’estero piuttosto che nel nostro Cantone: “Per quel che riguarda il Ticino direi che la situazione è al momento ancora tranquilla, ci sono stati degli episodi, delle manifestazioni recenti, che sono note al pubblico, ma che non sono nate ma con il movimento anti-covid, ma sono della manifestazioni anti-sistema che erano già preesistenti. Che però incarnano una certa insofferenza delle raccomandazioni delle autorità sanitarie”.

“Ascoltate le autorità”

“È evidente che nei momenti di incertezza dove non si riesce a dare delle spiegazioni precise, si tentano delle soluzioni, questi movimenti che surfano su delle false verità, a cui non importa tanto sapere se i fatti sono accertati o meno, prendono vigore e forza e si manifestano con maggiore virulenza. Ed è per questo che come dispositivo cantonale di prevenzione rivolgiamo la massima attenziona in particolare a ciò che sta accadendo fuori cantone.”, continua Trisconi. Insomma, di fronte a momenti in cui nessuno ha risposte definitive, chi sembra averle è più facile che trovi qualcuno disposto ad ascoltarlo. Ma Michela Trisconi non ha dubbi su chi invece andrebbe ascoltato: “Nonostante la difficoltà di saper individuare la complessità di questo virus, l’autorità sanitaria, quella istituzionale, rimane la fonte di informazione più attendibile che esista. Su questo non ho e non ci sono ombre di dubbio. Quindi l’invito è sempre di affidarsi a questi canali, prima dei canali che possiamo trovare facilmente per strada o sui social network”.

Adescati perché studiati

A fare un assist a chi potrebbe volerci adescare, siamo proprio noi tramite il nostro comportamento soprattutto online. “Sempre di più l’adescamento di proseliti da parte di questi movimenti, che potrebbero essere complottisti ma pensiamo anche al fenomeno del jihadismo, è avvenuto via internet e tramite delle persone che sapevano esattamente chi stavano per adescare, avevano già fatto un lavoro di intelligence prima, avevano raccolto una serie di dati, e sapevano esattamente dove colpire per far leva sulla possibilità che questa persona aderisse al loro movimento”.

Segnalare se sembra pericoloso

Per prevenire fenomeni di questo tipo il Ticino ha il suo portale, raggiungibile a questo indirizzo, ed è qui che si può segnalare se si crede che un nostro conoscente stia prendendo una brutta strada. Ma quando è il momento di alzare il telefono? “Nasce l’esigenza di segnalare quando determinati messaggi inneggiano all’odio, invitano perpetrare atti di violenza, a infrangere le regole. Questi sono già sintomi di una radicalizzazione che comporta anche un passaggio all’atto. L’invito è a segnalare questi messaggi anche quando li troviamo sui social network”, conclude Trisconi.

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